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Rocca di Papa, l’Alveare pubblica le sue osservazioni critiche su Bike Park e Mezzaposta

ROCCA DI PAPA (attualità) – Presa di posizione: “La via Sacra, sporca e abbandonata da tutti, è infestata dai ciclisti, così come il Monte Albano. Sarebbe questa l’offerta turistica di Rocca di Papa?”

ilmamilio.it

Riceviamo e pubblichiamo:

"Sarà capitato anche a voi di passeggiare lungo un sentiero nei boschi di Rocca di Papa e sentire all’improvviso gli urlacci di qualche ciclista che chiede strada a tutta velocità, costringendovi ad appiattirvi su un rovo o a sguazzare in una pozzanghera per non essere investiti. Se non vi è capitato vuol dire che siete fortunati (oppure non frequentate i sentieri). Per carità, nessuno nega agli amanti del ciclocross (o come preferiscono chiamarlo) il diritto di andare per boschi in bicicletta, solo che gli amanti di questo sport non sono gli unici ad avere dei diritti; li hanno anche i camminatori e i turisti. Entrambi, poi, hanno il sacrosanto dovere di rispettare l’ambiente in cui vanno a esercitare il loro sport preferito. A giudizio dell’Alveare - che ha presentato in proposito un’osservazione al Piano di Assestamento Forestale dei boschi comunali di Rocca di Papa – ciò che occorre è una disciplina che regoli l’accesso e l’uso dei boschi. Inutile (pare) rifarsi al Regolamento Comunale, adottato qualche anno fa, disponibile sul sito del Municipio e mai rispettato (né tantomeno fatto rispettare).

Altrettanto inutile (sembra) attendersi che il Parco Regionale dei Castelli riesca a sorvegliare una zona così vasta e così frequentata che, pure, ricade sotto la sua giurisdizione. Qualcuno obietterà che in fondo è una questione di senso civico e di educazione: o ci sono o non ci sono. Ma non si può certo aspettare che fra qualche generazione (sempre che le cose evolvano positivamente) i ciclisti campestri diventino tutti dei gentlemen e, magari, smettano di cambiarsi i calzoncini in pubblico prima di rimettersi in macchina (dopo aver bevuto l’acqua delle fontane e non aver lasciato un euro a Rocca di Papa). Occorre che le regole esistano, almeno sulla carta, in attesa che poi qualcuno le faccia rispettare.

E occorre che le regole siano ragionevoli, chiare e, soprattutto, inequivocabili. Tornando all’osservazione al PAF depositata dall’Alveare in ottobre, ciò che si chiede è una modifica migliorativa a quanto previsto finora dal documento (una sorta di Piano Regolatore dei boschi pubblici). Attualmente viene infatti ipotizzata la creazione di un “bike park” proprio nella zona archeologica più significativa di tutto il Monte Albano, comprendente – tanto per dire – anche quella via Sacra su cui anche di recente nessuna autorità ha trovato da obiettare al fatto che vi transitassero gare e raduni ciclistici (intitolati addirittura “Via Sacra”).

Le richieste dell’Associazione degli Amici del Castagno di Rocca di Papa sono quattro: eliminare la perimetrazione proposta per il “Bike Park”; disciplinare il flusso delle biciclette attraverso percorsi certi, contrassegnati da precise indicazioni stradali; predisporre nei punti più critici la videosorveglianza; concertare qualunque attività boschiva prevista nelle particelle adiacenti alla via sacra con la competente soprintendenza archeologica. Nulla di sconvolgente, anzi, semplice buon senso. Lo stesso buon senso che vorrebbe (ed è un altro vecchio, inascoltato pallino dell’Alveare) il rispristino del vecchio casale di Mezzaposta per trasformarlo in un sito di accesso al bosco per ciclisti e marciatori, dotandolo di tutti i servizi occorrenti (parcheggio, ristoro, docce…).

Il bello è che per ben due volte i progetti predisposti a questo scopo (una volta dallo stesso Comune e un’altra più recente da giovani architetti locali coinvolti dall’Alveare) avrebbero ottenuto i finanziamenti necessari. Ma li hanno persi. La ragione? Il Comune non si è mai preoccupato di accatastare il rudere. Insomma, ufficialmente il rudere del casale di Mezzaposta non esiste. Il guaio è che non soltanto esso esiste nella realtà, ma i suoi ruderi, ormai, sono anche pericolanti e pericolosi. Evidentemente trasformare una preziosa opportunità di lavoro e di benessere in un pericolo per l’incolumità pubblica non è difficile: finora ci siamo riusciti".