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Rocca di Papa, ritorna l’ipotesi Bike Park. OCT: “Non nell’area del ‘bosco sacro’ e della Sacra Via, sì a spazi alternativi”

ROCCA DI PAPA (attualità) – Chiesta massima attenzione per il luogo sacro caro ai popoli latini e alle radici della civiltà latina

ilmamilio.it

Un Bike Park nella zona del ‘bosco sacro’ e la Sacra Via, ovvero il patrimonio archeologico di altissimo valore che purtroppo già sta passando, da decenni, gravi vicissitudini a causa della terribile vetta Monte Cavo, funestata da tralicci abusivi passati in giudicato da una sentenza (per la loro rimozione) che non viene ancora applicata. Questo sembra emergere dalla mappa del Piano di Assestamento dei boschi di Rocca di Papa (il park è evidenziato in verde nella foto di copertina), documento che avrebbe meritato più approfondimenti in città, trai partiti, i movimenti e le associazioni e che invece non è noto alla cittadinanza.

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Tra gli ambientalisti e coloro che frequentano l’area, di incredibile interesse storico, archeologico, religioso e culturale per la nascita della civiltà latina e dei popoli latini antecedenti a Roma, si pensa un un tipo di valorizzazione incompatibili con una struttura come il Bike Park, anche con tutte le precauzioni del caso. Di principio nessuno è contrario ad un luogo che possa regolarizzare ed organizzare le attività su bici nell’area. Ma è richiesta massima attenzione.

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Anche la politica cittadina intanto si è mossa. La lista civica ‘Obiettivo Cittadini Territorio’ ha evidenziato il caso e scritto: “L’area definita ‘idonea’ è quella dove è presente la Via Sacra e il bosco sacro ai popoli latini, un patrimonio archeologico di valore mondiale. L’idea di regolarizzare e finalmente definire l’attività dei bikers è plausibile, ma vogliamo chiarezza su quanto progettato oggi e chiediamo, qualora fossero confermate le intenzioni odierne, di spostare il sito perché il nostro tesoro storico, culturale e archeologico va tutelato in altro modo. Non è sufficiente che sulla relazione si scriva sarà vietato il passaggio sulla Via Sacra. Anche oggi in teoria dovrebbe essere così e sappiamo come sta andando. Questo è il vecchio progetto emerso già con Boccia e che ci preoccupa. Siamo inoltre in attesa che l’amministrazione faccia seguito alle sentenze sulla rimozione delle antenne abusive”.

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Nella relazione del Piano di Assestamento si comprende che si sta portando avanti un progetto per la realizzazione di un “Bike Park”, ovvero una struttura attrezzata e legalizzata per la pratica della Mountain Bike ed in particolare delle discipline downhill e Freeride.

Nel documento si afferma che “l‟opportunità di dedicare una particolare area (quella di Monte Cavo) all‟esercizio di queste discipline – si legge testuale - si scontra con alcuni problemi: l‟innesco ed il moltiplicarsi nel tempo di erosioni di tipo incanalato con conseguenze anche gravi per quanto riguarda il dissesto idrogeologico e lo stato di salute dei boschi, l‟uso esclusivo del patrimonio boschivo pubblico: a differenza di altre discipline sportive e ricreative come il nordic walking, il tracking, il cicloescursionismo, il cavallo, le passeggiate, ecc. il “downhill”, vista la pericolosità e le caratteristiche proprie dell‟attività, necessità di un uso esclusivo dei tracciati. Questo esclude la possibilità di condivisione del territorio e dei percorsi boschivi” (qui ci sarebbe da chiedersi allora perché oggi ci sono ndr)

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Di seguito è scritto: “Essendo il “downhill” una disciplina gravity necessita di attrezzature per la risalita sia dei drivers, sia dei mezzi. Vista la mancanza di impianti esistenti a Monte Cavo la risalita dovrebbe essere garantita da pulmini attrezzati che dovrebbero percorrere in continuazione l‟attuale strada di Monte Cavo e i collegamenti con la zona dei Campi di Annibale. La mancanza di infrastrutture: solitamente, in tutto il mondo, i bike park nascono in presenza dei complessi sciistici che, finita la stagione invernale, sfruttano nei mesi primaverili ed estivi le esistenti piste oltre agli impianti e alle strutture come parcheggi, seggiovie, ovovie, rifugi, ecc., ovvero tutto ciò che manca e che non potrà mai essere realizzato a Monte Cavo e nelle zone limitrofe. La stessa strada di Monte Cavo risulta pericolosa e non idonea al regolare transito degli automezzi. La scarsa redditività: il “downhill” è una disciplina di “nicchia”praticata da una bassa percentuale di bikers. La creazione di un bike park difficilmente potrà coinvolgere le attività commerciali locali che mirano, giustamente, a soddisfare le esigenze e le aspettative di nuclei familiari più ampi, con soggiorni naturalistici e ristorazione di qualità”.

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La premessa renderebbe dunque facile la capacità di comprendere che l’impresa è ardua. Tuttavia un ulteriore passaggio afferma: “A prescindere dal fatto che il PGAF non è lo strumento che deve decidere in merito all‟opportunità o meno di realizzare questo progetto, nel caso in cui l‟amministrazione comunale decida di portarlo avanti, si possono suggerire alcune soluzioni mitigative degli aspetti impattanti sopra delineati: individuare una zona circoscritta di potenziale realizzazione del progetto (la tavola indicata nella foto): entro questa zona individuare 2-3 percorsi al massimo per lo svolgimento dell‟attività, percorsi che non devono assolutamente sovrapporsi ad altri itinerari già esistenti e, in ogni caso, con il divieto tassativo di utilizzare la Via Sacra; attrezzare un servizio di trasporto a Monte Cavo tramite navetta elettrica; trattandosi di un servizio ecosistemico fornito dal bosco, come tale deve essere pagato dai fruitori; istituire un comitato misto fruitori/amministratori/soggetti terzi che monitori il fenomeno del dissesto idrogeologico e possa al limite bloccare le attività per un periodo più o meno lungo”.

Da una parte dunque si indicano tutta una serie di criticità, anche piuttosto serie, dall’altra non solo si individua comunque come ‘idonea’ l’ambito in cui è visibile il tracciato della Via Sacra, il bosco sacro sacro e altre evidenze, ma si opta per l’individuazione di due o tre percorsi in un delicato luogo che da Prato Fabio fino alla Vetta, contempla le origini della civiltà di enorme valore visto che da recenti scoperte ingloba anche il mito di Alba e Alba Longa.

Come detto, l’idea in sé non è contestata perché il turismo sportivo è una grande opportunità di questi territori. Dubbi e perplessità sono esposti sulla posizione. Anche con la realizzazione di percorsi ad hoc, infatti tutta l’area circoscritta in verde (la via sacra è quella gialla tratteggiata in nero) è da considerarsi un patrimonio su cui praticare un nuovo modello di sviluppo culturale. Lo sport può far parte del contesto ambientale boschivo, secondo coloro che vorrebbero presentare osservazioni nel merito, ma in spazi alternativi.

La discussione in corso e probabilmente, come accade da un decennio, non porterà a risultati concreti per la difficoltà dell’idea. Se ne parla da un decennio e nulla è successo.

Va ricordato, inoltre, che oggi il sito di Monte Cavo è giunto ad un bivio. L’attesa rimozione delle antenne secondo qualcuno potrebbe portare alla proposta di una legge di Stato, esattamente come le grandi aree archeologiche più conosciute in Italia, per la valorizzazione totale di questo ambito geografico, per una finalità esclusivamente archeologica e turistica.

Infine la questione della gestione dell'ipotetico progetto, che in molti si augurano pubblico.