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Grottaferrata, come due pagine di accordo interno sono riuscite a creare il caos. Le minoranze dicono ‘no’ ad Andreotti

Risultati immagini per grottaferrata comuneGROTTAFERRATA (attualità) – Dopo le dimissioni di Prisco e Rocci, le opposizioni di Garavini e Pavani e le parole della Passini, Lcg, Pd e M5S rifiutano apertura

ilmamilio.it

A Grottaferrata di solito le giunte si suicidano. E' stato sempre così e quasi mai è stato merito delle opposizioni. 

Nella Giunta Andreotti i litigi sono iniziati quasi subito, tant’è che nel maggio scorso la defenestrazione di Mirko Di Bernardo era stata salutata quasi come una 'liberazione' da parte dei fedelissimi (rimasti oggi in otto). In molti pensarono che il Di Bernardo fosse una specie di despota, l’ingranaggio rotto, la mela marcia de eliminare per un radioso futuro di prosperità per tutti. Invece le cose sono andate peggio di prima. Due consiglieri comunali si sono resi autonomi, ovvero Massimo Garavini e Veronica Pavani, due assessori sono andati via. Una per motivi personali, ovvero Addolorata Prisco, l’altra sbattendo proprio la porta come Francesca Rocci. Una Rocci che ha deciso di affrancarsi dall'esperienza civica con delle parole non di poco conto e che raccontano di un clima in cui gli sgambetti e la tensione è stata sempre costante.

Nel frattempo sta circolando la voce secondo la quale sarebbe pronto un nuovo addio. Questo accade perché il documento in cui sostanzialmente Andreotti ha chiesto 'carta bianca'. Una scelta che nella testa di Andreotti e dei suoi ronzava da tempo, sin da quel consiglio comunale in cui il primo cittadino affermò, tra il silenzio dei suoi: "Io volendo posso anche operare senza assessore. Posso lavorare con tre assessori, con uno o solo con i dirigenti se li avessi".

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In quel caso tutti fecero finta di nulla, sia in maggioranza e sia in minoranza. Con un documento nero su bianco, invece, nessuno ha potuto controvertire la tendenza. Così la Passini, Presidente del Consiglio, ha firmato il documento e poi non ha mancato di sottolineare che non avrebbe dovuto essere diffuso pubblicamente, Garavini e Pavani si sono palesemente dissociati e la Rocci se n’è addirittura andata. Capolavoro, in meno di 24 ore.

Nel prossimo consiglio comunale sarà interessante capire dunque chi ha articolato l'atto in quel modo e perché si è sentito il bisogno di farlo. Evidentemente il quadro in maggioranza era talmente deteriorato che c’è stata la necessità di sentenziare nuove certezze. Controproducenti, tra l'altro.

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Da comprendere prossimamente come verranno sostituite la Prisco e la Rocci, da chi, sotto quale quota politica (perché da queste parti il manuale Cencelli è di casa), che dibattito verrà fuori nell'aula municipale dove la maggioranza dovrà spiegare cosa è accaduto (sempre che lo faccia, visto che l’ultima volta, tra chi faceva finta di non vedere, chi di non sentire, è toccato a Garavini aprire il dibattito sul caso Di Bernardo con conseguente risposta stizzita del primo cittadino). Intanto le minoranze, da PD a Lcg fino ai 5 Stelle hanno chiarito di stare all’opposizione, con qualche sfumatura. Gli inviti a a far parte della maggioranza sono stati rispediti al mittente, anche perché con questo clima lo farebbe giusto un kamikaze.

A proposito: ma la famosa accelerazione sul programma che fine ha fatto? Era stata annunciata a maggio (sono passati cinque mesi). Non se n’è vista traccia. Nel frattempo c’è chi se l’è data a gambe levate. Forse per accelerazione si intendeva quella.

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