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La Corte di Strasburgo: "Italia riformi la legge sull'ergastolo ostativo"

Risultati immagini per carcere Il caso su cui la Corte si è pronunciata è quello di Marcello Viola, in carcere dall'inizio degli anni '90 anni per associazione mafiosa, omicidio, rapimento e detenzione d'armi. Respinta richiesta di un nuovo giudizio avanzata dal Governo italiano

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L'Italia deve riformare la legge sull'ergastolo ostativo, che impedisce al condannato di usufruire di benefici sulla pena se non collabora con la giustizia. Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo.

Nella sentenza emessa lo scorso 13 giugno, ora definitiva, la Corte ha stabilito che la legge sull'ergastolo ostativo viola il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti. Il caso su cui la Corte si è pronunciata è quello di Marcello Viola, in carcere dall'inizio degli anni '90 anni per associazione mafiosa, omicidio, rapimento e detenzione d'armi.  L'uomo si è finora rifiutato di collaborare con la giustizia e gli sono stati quindi rifiutati due permessi premio e la libertà condizionale. Nella sentenza la Corte spiega che lo Stato non può imporre il carcere a vita ai condannati solo sulla base della loro decisione di non collaborare con la giustizia.

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I giudici di Strasburgo ritengono "la non collaborazione" non necessariamente una spiegazione che il condannato non si sia pentito dei suoi atti e che può dipendere da altri fattori, come per esempio la paura di mettere in pericolo la propria vita o quella dei propri cari.

Nella sentenza la Corte non dice che Viola deve essere liberato, ma che l'Italia deve cambiare la legge in materia in modo che la collaborazione con la giustizia del condonato non sia l'unico elemento che gli impedisce di non avere sconti di pena.

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