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Grottaferrata, la ‘rigenerazione urbana’ sul piatto. I rischi (da evitare) sui premi di cubatura

GROTTAFERRATA (attualità) – Individuate sette aree di interventi, il bisogno di chiarezza per evitare bis di strumenti già passati sul territorio

ilmamilio.it

Nei giorni scorsi a Grottaferrata, in sede di Commissione, si è parlato di legge 7/2017 per la "Rigenerazione Urbana".

La filosofia del provvedimento ha uno spirito ampio, senza limiti temporali. Le principali finalità sono: diminuzione del consumo di suolo, razionalizzare il patrimonio edilizio esistente senza costruire su nuovi terreni, riqualificazione sisimica aumentando la sicurezza strutturale degli edifici esistenti; aumentare l'efficienza energetica degli edifici esistenti, migliorare la qualità ambientale e architettonica delle città.

Nella bozza di deliberazione promossa dal Comune di Grottaferrata i buoni propositi sono molti. La rigenerazione urbana viene intesa in senso ampio, favorendo forme di co-housing per la condivisione di spazi ed attività. Si vuole incentivare – così è scritto nel corpo del testo - “la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, favorire il recupero delle periferie, accompagnare i fenomeni legati alla diffusione di piccole attività commerciali, promuovere e agevolare la riqualificazione delle aree urbane degradate e delle aree produttive, con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti nonché di complessi edilizi e di edifici in stato di degrado o di abbandono o dismessi o inutilizzati o in via di dismissione o da rilocalizzare”.

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A parole un concetto interessante. Infine si dice – testuale - di voler “limitare il consumo di suolo, aumentare le dotazioni territoriali mediante l’incremento di aree pubbliche o la realizzazione di nuove opere pubbliche ovvero il potenziamento di quelle esistenti, favorire la mobilità sostenibile, promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici nonché favorire l’effettivo utilizzo agricolo attraverso il riuso o la riqualificazione, anche con la demolizione e la ricostruzione, di fabbricati esistenti utilizzando le tecniche ed i materiali tipici del paesaggio rurale”. I concetti di ‘contenere’ e ‘limitare’ già fanno comprendere come il consumo di suolo in sé proseguirà (e Grottaferrata non ha bisogno di questo).

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Più interessante invece il tema dell’adozione di superfici permeabili e coperture a verde pensile, o quella degli interventi per la regimentazione ed il recupero delle acque piovane. A oggi forse è uno dei temi più urgenti per la comunità e la speranza, dunque, è che vengano prese decisioni celeri in tal senso.

Per ottenere questi obiettivi uno dei strumenti principali, promossi dalla Legge in materia di rigenerazione, è la demolizione-ricostruzione, ovvero la "sostituzione edilizia" con la demolizione del vecchio e la costruzione di uno nuovo edificio realizzato secondo i principi delle costruzioni "antisismiche" e “sostenibili”. Fin qui nulla di male. Per agevolare tale passo, però, secondo chi ha avuto a che fare col provvedimento, si possono ottenere premi di cubatura fino al 30-40% in più rispetto all'edificio originario. Ciò vorrebbe dire che se i proprietari di una palazzina residenziale di 5 appartamenti possono demolire l'edificio, avranno la facoltà di ricostruirlo con 6-7 appartamenti.

Lavorare su questo tema, ovvero rendere a impatto zero il provvedimento, appare dunque fondamentale per non incorrere in rischi inopportuni.

Per capirci: a fronte delle buone intenzioni nessuno ha niente da contestare. Ma se le buone intenzioni sono vaghe potrebbe nascere alle loro spalle ben altro. A Grottaferrata si ha bella memoria dei cosiddetti ‘patti Territoriali’ e dei Prusst, tutti nati con buonissime intenzioni, un paio dei quali stavano per nascere, se non fosse stato per la vigile attenzione di qualche cittadino, politico e testate gionalistiche locali, persino sulle aree archeologiche e di tutela e nei posti limitrofi le catacombe Ad Decimum. C’è persino ancora chi parla in paese di opere pubbliche in verità mai nate, che avrebbero dovuto sorgere in cambio delle concessioni attuate.

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Dietro i programmi, ci sono le persone, ci sono gli investitori e gli imprenditori. Non tutti agiscono con la volontà di migliorare il territorio. Interi quartieri di Grottaferrata lo hanno imparato a loro spese.

Il fronte degli onesti sarà sempre maggioritario, ma proprio per prevenire i furbi, coloro che non rispettano i patti, anche fosse solo uno, sarebbe bene aderire ad una profondità di riflessione che definisse la stima del ‘consumo zero’ alla base di ogni ragionamento, senza parlare di contenimenti o limitazioni.

Migliorare un quartiere o un’intera zona è possibile anche operando sulle cubature esistenti ed anche meno, considerando l’idea di aprire aree di verde e di spazi aperti in una città che ha conosciuto in questi anni troppa edilizia, molta della quale invenduta. Ipotizzare ad esempio la trasformazione di una scuola o di un ex edificio pubblico a nuove palazzine, magari in centro, è già di per sé opinabile.

Sulla rigenerazione urbana l'Amministrazione ha proposto 7 perimetrazioni sul territorio. Non sono state chiarite le modalità e gli interventi nella loro specificità. Il dibattito in consiglio comunale in questo senso dovrà essere chiaro e mettere tutti i paletti.

Infine una domanda: ma la rigenerazione urbana non è in fondo un modo per scavallare la pianificazione urbanistica? Oppure è un’integrazione ad un ragionamento più ampio sul futuro della città che nel frattempo, però, continua a tirare su cantieri 'a capocchia'?

Anche questi aspetti dovranno essere chiariti.