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Cannabis light: quali sono i limiti imposti dalla Cassazione?

cannabisROMA (attualità) - Lo stato delle norme sul tema

ilmamilio.it

La legge numero 242 del 2016 stabiliva che era possibile vendere prodotti a base di canapa sativa secondo determinati parametri: i livelli di THC (tetraidrocannabinolo), che è la sostanza psicoattiva più dannosa e pericolosa della cannabis, non dovevano mai, in nessun caso, superare lo 0,6%.

Inoltre, al fine di preservare tali parametri e avere un controllo maggiore, era di fondamentale importanza che le piantagioni fossero coltivate esclusivamente in Italia, anche se derivanti da semi di origini diverse. Ne è seguito un periodo di confusione, in cui molti punti vendita che proponevano tali prodotti sono stati fatti chiudere per poi riaprire e sono nati dei portali online, autorizzati e certificati da cui acquistare in totale sicurezza i derivati della cannabis light.

Lo scorso 30 maggio, però, è nuovamente intervenuta la Cassazione, ponendo dei punti fermi che riguardano il tipo di preparati che è assolutamente vietato vendere: si tratta delle resine, delle infiorescenze e degli oli derivati. Avendo un mero scopo ricreativo, non contemplato dalla norma, tali sostanze non potranno più essere proposte, pena la chiusura del punto vendita. Rimane libera la vendita di alimenti (quali pasta, dolci, condimenti, farine), creme o detergenti che contengano cannabis light, sempre a patto che si rispettino i livelli imposti dalla legge.

Si parla spesso anche degli effetti benefici e terapeutici della canapa sativa: il CBD contenuto, ovvero il cannabidiolo, ha infatti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie e viene spesso impiegato come terapia contro il dolore o le infiammazioni. Talvolta, si utilizza come calmante in casi d’insonnia o forte stress, ma va assunto esclusivamente sotto prescrizione medica. In alcuni centri di chemio e radioterapia, si somministra ai pazienti. Sono casi eccezionali, ovviamente, che non dovrebbero essere emulati da chi non presenti patologie e non abbia l’ordine diretto di un medico, anche perché presentano livelli di THC superiori a quelli descritti nella normativa.

I coltivatori di canapa sativa (rigorosamente italiani, come già visto), dovranno quindi attenersi al regolamento e produrre derivati quali fibre tessili o alimenti che tengano sempre presente dei livelli di THC consentiti. Per essere tutelato, il consumatore dovrà acquistare solo da portali che possano dimostrare la provenienza della cannabis legale, tracciandone l’origine e specificandone le proprietà. Molti, inoltre, indicano solo coltivazioni biologiche, in cui non si impieghino diserbanti o altri prodotti chimici nel pieno rispetto della natura e delle proprietà organolettiche del prodotto.

Tra i derivati non alimentari, troviamo ad esempio delle creme per il corpo o per il viso che contrastano i radicali liberi e sono quindi dei validi antirughe. Altri prodotti di bellezza sono rappresentati da shampoo che districano e rendono i capelli luminosi (esiste persino la versione per cani o gatti dal pelo lungo) e da bagni di schiuma che lasciano la pelle setosa.

Se consumati con prudenza e, soprattutto, acquistati da rivenditori in possesso di tutte le certificazioni, i prodotti a base di cannabis light possono essere utilizzati senza timori, grazie alle proprietà benefiche del CBD, purché non se ne faccia un uso eccessivo e smodato.