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Rocca di Papa: iniziano le manovre per il dopo Crestini. La claque di scuderia dell'Mdp, Atripaldi e mister 337 voti

calcagni crestini

ROCCA DI PAPA (politica) - L'ipotesi della fine prematura della consiliatura Crestini porta qualcuno a muoversi in anticipo. Si delinea un possibile scenario che potrebbe verificarsi dopo le Regionali 2018

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Della serie: c'eravamo tanto amati. Ma tanto davvero, perché Massimiliano Calcagni - poi eletto col voto dell'intero Consiglio comunale presidente dell'Aula - al sindaco Emanuele Crestini ha portato 15 mesi fa la bellezza di 337 voti dalla lista-associazione-movimento "Insieme per Rocca di Papa".

Vale a dire, tondi tondi, il 10% dei voti raccolti da Crestini al primo turno, 3.373. Manco a farlo apposta, manco a fare i conti con la calcolatrice. Mica bruscolini.

Un amore, si diceva, che però è finito presto: perché Calcagni ad affondare col resto della ciurma ha fatto chiaramente intendere di non volerci stare e, soprattutto, deve aver fatto capire che quella che pare essere una prassi consolidata all'interno degli "stipendiati" dell'Amministrazione Crestini (ne parleremo a tempo debito), a lui non interessa. Da qui, quel tentativo goffo ed ignorante di ammutinamento orchestrato dagli strateghi del sindaco (sindaco compreso) di "sfiduciare" un presidente del Consiglio che sfiduciato davvero - per regolamento - non può essere. Storia di circa tre mesi fa (LEGGI l'articolo dell'8 luglio).

 

Mangiata ampiamente le foglia, dopo l'ultima comparsa al fianco del sindaco dell'11 marzo nel famosissimo "video dell'abusivismo" (LEGGI l'articolo), Massimiliano Calcagni è diventato il nemico numero 1 di Emanuele Crestini.

GRANDISSIME MANOVRE - In corso, subodorando che probabilmente Crestini possa non arrivare alla naturale scadenza del proprio mandato, sono "grandi manovre" politiche che vedono in Massimiliano Calcagni uno dei potenziali terminali per accordi che superino lo schema - già vecchio - andato in scena nel 2016. Uno schema vecchio non solo per la spaccatura avvenuta nel Pd (dilaniato di fatto ben oltre la fuoriuscita dell'Mdp) ma anche per una connotazione assolutamente sui generis della politica roccheggiana. Mai lineare, mai completamente definita.

E così dopo il nostro articolo dell'altro ieri in merito al successo incassato proprio da Calcagni (e dall'assessore Montalto) in merito all'affidamento condiviso del campo a Canarini e Real Rocca di Papa (LEGGI l'articolo del 5 settembre), ecco scattare la "claque di scuderia" delle seconde e terze linee proprio dell'Mdp, leste ad impossessarsi di un'etichetta da tentare di appiccicare sulle spalle di un Calcagni che però qualcuno sottovaluta nella propria autonomia.

La grande manovra di un'Mdp che ad oggi candiderebbe a sindaco inevitabilmente Maurizio Querini (che sulle spalle porta ovviamente sempre Pasquale Boccia e Carlo Ponzo nella composizione di una triade infinita) - con un Pd definitivamente messo ko e destinato ad una lunghissima fase di quiescenza dopo l'ennesimo strappo, quello del "caso Litta" (LEGGI l'articolo del 21 agosto) - appare per forza di cose proprio quella di andare a cercare pezzi pesanti da inserire in una eventuale coalizione.

L'altro pezzo al quale l'Mdp guarda da mesi con interesse è un altro stoccatore di preferenze, Lorenzo Romei (255 voti nella lista-associaazione-movimento Insieme per Rocca di Papa). Manovra che fino a qualche settimana fa, con un Romei fuori da tutto, sembrava più che possibile: almeno fino a quando lo stesso Romei è stato invece inserito nella commissione Bilancio al posto di Zitelli e sembrerebbe - attraverso i soliti buoni uffici del consigliere regionale Simone Lupi, in affari politici con Crestini da mesi - destinato a Ciampino. In qualche forma lo si vedrà.

GLI ALTRI - Mentre, dunque, l'Mdp cerca di farsi le spalle grosse ampliando le proprie file e accarezzando l'ego di Calcagni, un altro che sta cercando spazi di manovra è il consigliere comunale Ottavio Atripaldi che tenta di costituire un nuovo polo, debitamente civico, che possa allargarsi anche a tutte quelle aree di centrosinistra non in grado di riconoscersi nell'Mdp né tantomeno nel melmoso Pd roccheggiano.

Altri papabili al momento non se ne scorgono ed è evidente che l'intera operazione, da compiersi comunque dopo le elezioni Regionali del 2018 perché prima di quelle nessuno si muoverà, dovrà passare per la sfiducia al sindaco Crestini. Che in Aula, proprio tra quelli che lo hanno portato in alto, ha già qualche avversario.