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Giorgio Morandi: una vita d’arte tra colori, oggetti, polvere e silenzi

ACCADDE OGGI – Il 18 Giugno 1964 muore a Bologna uno dei più grandi pittori del Novecento

ilmamilio.it

Era un uomo alto 1.90 e forse più, Giorgio Morandi. E conobbe solo l’arte come dimensione e vera corrispondenza con il mondo. Viaggiò poco, visse tra la sua casa di Bologna e quella di villeggiatura sugli appennini. Forse, come qualcuno in passato ha affermato, sono state le forme della sua città ad influenzarlo. La città: con i suoi ritmi, le sue colonne, i portici, le volte, le persone immerse in questo contesto. Uno scenario che volendo è possibile ritrovare tra le sue bottiglie colorate, le sue brocche, i suoi barattoli.

Morandi è stato uno dei più importanti artisti italiani e internazionali del ‘900. Celebre sin da giovane, era guidato da una coscienza solenne, austera, come i semplici oggetti del suo quotidiano.

Nato a Bologna il 20 luglio 1890, nel 1907 si iscrive all'Accademia di Belle Arti. Inizia, maturando con l’età, a ponderare un suo stile. Autonomo, ma non isolato. E’ affascinato d Giotto, Piero della Francesca, ma anche Cezanne. E poi Rembrandt, per la tecnica incisoria. Dopo il diploma, comincia a esporre intorno al 1913 e si avvicina al gruppo futurista con cui esporrà nello stesso anno alla Galleria Sprovieri di Roma. Viene attirato dalla stagione metafisica di De Chirico (Leggi: L’architettura, il teatro, le ombre, l’antichità nell'arte moderna: le visioni eterne di Giorgio De Chirico - VIDEO). Negli anni venti del Novecento comincia l'epoca delle ’nature morte’, da cui poi non si discosterà più nei suoi studi continui. Si sposta poco, tuttavia mantiene rapporti con qualche esponente del mondo culturale. Con Leo Longanesi, ad esempio, è legato da amicizia e dialogo costante (Leggi: L’intelligenza irrequieta, scomoda e inafferrabile di Leo Longanesi).

Dopo aver insegnato nelle scuole comunali di disegno, nel 1930 ottiene la cattedra di Incisione presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Vi rimarrà fino al 1956. Sarà quello il suo unico stipendio. Dopo la consacrazione degli anni trenta, giunge anche per lui la difficile parte degli anni della Seconda guerra mondiale. L'artista, nell'estate del 1943, si ritira sfollato sugli appennini dove sviluppa le sue idee dedicate ai paesaggio.

Morandi non era un pittore di albe e tramonti, era disinteressato ai soldi. Possedeva quel poco che aveva. E si misurava con l’arte. E con il silenzio. Nel suo studio c’era tutta l’anima del suo pensiero e del suo stile. Lavorava già quando sul cavalletto non c’era nulla. Era come l’immaginazione di un’architettura, della forma che sarebbe rimasta nel tempo, apriva e chiudeva gli scudi delle finestre per valutare la quantità di luce. Le sue bottiglie, in fondo, erano figure che somigliavano a degli oggetti. Le colorava prima di dipingerle, come se le vestisse di un abito adatto a quel giorno, a quel momento.

La vita scorreva accanto, di lato. Morandi viaggiava poco, preferiva altro, come le sue opere rigorose. Osservava, contemplava, immortalava i soggetti isolati, non prima della conoscenza degli stessi, dei volumi, della luce.

I suoi soggetti non hanno subito metamorfosi nel corso della storia, nonostante Morandi sia passato dentro a due guerre, agli orrori, alle occupazioni, ai bombardamenti. Tutto sembrava sfilargli di fianco, da un’altra parte. Le estati a Grizzana, poi nella casa di proprietà disegnata semplicemente. come l’avesse pensata un bambino. Semplice. Come nella semplicità visse nella dimora di via Fondazza. Divisa in due: da una parte lui, dall’altra le sue tre sorelle. Il suo studio in fondo a un corridoio. Lì dormiva e creava. La finestra sul cortile, un vecchio scrittorio, il cavalletto, i suoi ‘modelli’ e la polvere, quella polvere che non era solo posata sulle bottiglie del suo studio, ma che si estendeva come una particolare tensione dell'anima, un valore che si mescolava al colore e si faceva memoria. Memoria prolungata. Eterna. Un uomo sensile a attento alle mutazioni continue. Era un pescatore di momenti, di immaterialità del reale.

Finita la guerra, viene ormai considerato uno dei maestri più importanti del secolo. Anche i più importanti ambienti internazionali si interessano alle sue opere, esposte dal Nord Europa agli Stati Uniti. Tuttavia lui non se ne curò più di tanto. Gli interessava solo dipingere. Senza la sua linfa non poteva stare. Per questo rifiutò anche premi ed inviti.

Si spense a Bologna il 18 giugno 1964.

Morandi è stato il Maestro che ha fatto della sua arte un percorso tra fragilità e consistenza, una escursione tra pensiero e visibile. La sua creazione fu luminosa ed opaca, polverosa e vitale. Ha spiegato meglio l’intimo e l’animo umano di tanti altri, mettendo in risalto la poesia che è eternamente viva e non si interrompe mai, nemmeno di fronte alla morte.