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Grottaferrata, la mostra “Il territorio tuscolano nelle antiche carte”

GROTTAFERRATA – Realizzata da Angelo D’Ottavi per l’associazione “U Lengheru Neru”

ilmamilio.it

Sabato 9 Settembre, alle ore ore 17, all'interno della Biblioteca "Bruno Martellotta", in Viale Dusmet, sarà inaugurata la mostra denominata “Il territorio tuscolano nelle antiche carte” realizzata da Angelo D’Ottavi per l’Associazione "U Lengheru Neru" di Grottaferrata, nell’ambito del Settembre Grottaferratese, vuole illustrare al pubblico l’evoluzione del territorio tuscolano nel tempo, attraverso le mappe realizzate dal 1500 ai primi del 1900.

Le carte esposte nella mostra partono dalle prime piante intese in senso moderno, corrispondenti alla realtà dei luoghi.

La mappa di partenza è quella della Tavola Peutingeriana (1507), una copia medievale di una carta del periodo imperiale romano, tavola in cui la rappresentazione del territorio passa in secondo piano rispetto alla indicazione delle principali strade, luoghi di sosta e città, una specie di guida del Touring club dell’epoca.

La seconda mappa è uno stralcio di quella che l’archeologo e topografo Pietro Rosa realizzò, negli anni 1850-1870, come mappa del territorio del Lazio, indicando distintamente le antiche strade romane e le relative ville del I° e II° secolo. Pur essendo una mappa moderna, essa dimostra la qualità e la quantità del costruito nell’area tuscolana in età imperiale.



La terza mappa è quella di Eufrosino della Volpaia (1547) in cui la rappresentazione del territorio intorno a Roma viene trattata con una aderenza alla realtà dei luoghi, mappa realizzata per permettere ai signori dell’epoca di potersi muovere sul territorio per diletto o per la caccia con una certa sicurezza.

La quarta mappa è quella dei beni dell’abbazia di Grottaferrata, realizzata dall’Architetto Domenico Castelli (1627) per l’Abate commendatario Cardinale Francesco Barberini, che desiderava redigere un puntuale inventario catastale . Quella utilizzata per la mostra è una copia dell’originale realizzata nel 1763 dal monaco Tommaso Gatta su richiesta dell’abate commendatario Cardinale Rezzonico. Poiché la mappa originale per il cattivo stato di conservazione era per molti aspetti illegibile, è stata restituita nella sua comprensione con un lungo lavoro di ricostruzione da Angelo D’Ottavi.

La quinta mappa è quella dell’architetto Paolo Picchetti che rappresenta una versione semplificata e ridotta della mappa del Castelli, realizzata sempre per i Barberini. Pianta che essendo più leggibile è stata utilizzata nella ricostruzione della mappa del Castelli.

La sesta mappa è quella dell’architetto Contini (1661) che rappresenta la via Anagnina e dintorni, da porta S. Giovanni di Roma sino ad Anagni, con i paesi attraversati, i casali le osterie, ecc. Seguono altre mappe tra cui quelle dell’Ingegner Fortuna (1828), una serie di mappe catastali, riportante tutti gli insediamenti presenti sul territorio a quell’epoca.