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Investire in borsa: la parola ai Giganti

money 2696219 1280ROMA (attualità) - Un mercato sempre in ottima forma

ilmamilio.it

Investire in Borsa comporta la possibilità di fare trading su numerosi mercati finanziari: azioni, bonds, materie prime, forex e criptovalute. Ogni mercato è a sua volta caratterizzato da diversi approcci e diverse strategie, ognuno a suo modo valido e con una percentuale variabile di successi e insuccessi.

Spesso a fare da discrimine tra il successo o il fallimento di un investimento vi sono le informazioni in proprio possesso e la capacità di sintesi e di giudizio delle stesse, tutte cose che si possono apprendere con la pratica e a partire da una buona guida che vi permetta di costruirvi delle buone basi.

Edilbroker.it portale che si occupa di trading online mette a disposizione una eccellente guida sulla borsa, per consultarla recati qui: investire in borsa. Guide simili sono indispensabili alla formazione di una conoscenza di base capace di farvi orientare tra le mille e più possibilità di pianificazione dei propri investimenti. Di seguito lasceremo che siano proprio gli esponenti di spicco della finanza mondiale ad esporre alcune tra le strategie di investimenti più famose.

Warren Buffett e il value investing

Warren Buffett, uno dei più grandi investitori della storia nonché presidente della Berkshire Hathaway, ha ereditato dal maestro Benjamin Graham la strategia del value investing, ovvero l’acquisizione di titoli di grandi società al di sotto del loro valore intrinseco, per poi mantenerli a lungo termine e ricavare profitti dai dividendi. La maggior parte dei titoli in cui “l’Oracolo di Omaha” ha investito appartengono a società ad alta capitalizzazione, per lo più colossi della tradizione industriale americana: Coca-Cola, American Express, Ibm, Wells Fargo. Attualmente Warren Buffett punta ad Amazon.

George Soros e la psicologia di marketing

George Soros è la prova vivente che la psicologia ha un peso enorme sul mercato finanziario: la maggior parte dei suoi investimenti si fondano sulla psicologia di marketing e si concentrano nei periodi in cui le condizioni di mercato sono incerte. Il suo portafoglio riflette notevolmente la sua strategia di investimento, con partecipazione in società a media e alta capitalizzazione nel settore energetico e nel settore tecnologico. Ultimamente il magnate ha liquidato completamente le posizioni di JPMorgan, Citigroup e Bank of America, ovvero dei tre pilastri finanziari di tutti gli Stati Uniti.

Alexander Elder: analisi tecnica e psicologia di mercato

Alexander Elder incarna lo spirito del trader per eccellenza: non puntare ai dividenti ma alla sola compravendita di beni finanziari. Considerato uno dei maggiori trader al mondo, Alexander Elder è tra i massimi esperti mondiali di analisi tecnica e psicologia di mercato, argomenti apparentemente distanti dei quali ha pubblicato anche numerosi saggi, tutti dei must per qualsiasi trader.

Stanley Druckenmiller e il top down

Stanley Druckenmiller è uno dei pochi che possono vantarsi di aver realizzato a pieno il sogno americano per eccellenza: partito dal nulla è riuscito a fondare una compagnia, la Duquesne Capital, che detiene oltre 12 miliardi di dollari in assets. La sua strategia di trading si fonda sul concetto di top down, ovvero una strategia di trading che implica, oltre all’analisi tecnica, uno studio dell’asset a 360 gradi, al di là del solo ambiente economico, includendo nelle variabili da tenere in considerazione anche le influenze provenienti dal mondo esterno, come elementi di geopolitica, influenze climatiche, etc.

Martin Schwartz e il day trading

Martin Schwartz è la personificazione del concetto di day trading, ovvero di operazioni di compravendita lampo che si esaurivano nell’arco di una giornata. Per chi si vuole cimentare nel trading veloce i testi scritti da Schwartz sono praticamente obbligatori: tutt’oggi si stimi riesca a guadagnare in una giornata di trading circa 70.000 dollari!

Jhon Paulson e la vendita allo scoperto

Jhon Paulson è passato alla storia come uno dei pochissimi che riuscirono a prevedere la crisi dei mutui subprime del 2007/8, previsione che gli fruttò, attraverso la vendita allo scoperto degli stessi, ben 4 miliardi di dollari. Vendere allo scoperto un bene finanziario comporta investire sul ribasso dello stesso: i rischi sono enormi in quanto non vi è limite alle perdite che si possono registrare, ma se la previsione si rivela corretta i profitti non sono da meno.

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