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Grottaferrata, la pianificazione urbanistica prevista entro il 2022. Occorre anticipare il ‘punto di non ritorno’

Risultati immagini per pianificazione urbanisticaGROTTAFERRATA (attualità) – Un’accelerazione dopo l’annuncio è ora auspicabile

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“Arrivare all’adozione in Consiglio comunale di una nuova e condivisa pianificazione urbanistica in conformità alle esigenze di tutela del territorio, della rigenerazione, della ristrutturazione e riqualificazione delle parti della città costruite”. Parole del sindaco Luciano Andreotti, che nei giorni antecedenti, in una nota emanata dal Comune di Grottaferrata, ha sostanzialmente dato il via al dibattito sul futuro di Grottaferrata o su quello che si può salvare (entro la fine del mandato), visto che la città ha già completato ben l’85% di cubature del vecchio Prg (del 1968, oltre cinquanta anni...).

Ci sono in ballo ancora 150mila metri cubi, tutti a ridosso delle periferie già angustiate da viabilità contorte e servizi scarsi. Se l’obiettivo è a tre anni difficile salvarsi anche dall’ultima colata di cemento. Se invece si agirà prima e si salvaguarderanno tutte le ultime zone di pregio rimaste, aggiustando finalmente viabilità, spazi di aggregazione, recupero delle aree urbane e cucitura dai singoli quartieri - attualmente tutti slegati tra loro - a quel punto qualcosa si potrà rimediare. Per ora siamo solo alle intenzioni e di mezzo c’è l’estate che come si sa blocca gran parte del lavoro tra luglio, agosto e i primi di settembre. Probabile dunque che il piano di accelerazione avvenga da autunno. Ma questa sarebbe già una notizia  visto che a Grottaferrata, negli ultimi venti anni, di annunci simili se ne sono visti altrettanti e poi sono finiti con le scadenze di mandato, crisi istituzionali, dimissioni di massa, bocciature di Piani Regolatori.

consorzio ro.ma

Andreotti vuole aprire dunque il dibattito, ma la politica locale a questo punto dovrà anche dire cosa fare della Grottaferrata di oggi, di quella che si lamenta per il traffico, i cantieri a Pratone o le buche - per farla breve -  e che si sposa con quella di domani. Il questo paese ‘scucito’, più esci dal centro e più non c’è nulla se non le case in cui abitare ed è dunque questa comunità, assieme a quella di prospettiva, che dovrà essere rivista e analizzata se non si vorrà inseguire lo stesso paradigma del ‘paese di passaggio’ per le auto, del ‘paese dormitorio’ e altre etichette pesantemente cadute su questa area nel corso della sua storia contemporanea.

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Una pianificazione urbanistica non è solo fare argini e linee di demarcazione, vedere dove si può costruire, in che modo, con quali criteri, ma è anche mettere al servizio della comunità l’indotto culturale e sociale capace di risvegliare l’assopimento, di mettere in moto il circuito virtuoso della sostenibilità e della rinascita commerciale, e perché no di quella turistica, ricettiva, creativa.

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Riuscirà il consiglio comunale a tirare fuori una nuova strategia entro il 2022? Basterà o sarà troppo tardi se si sfrutterà tutto il tempo messo a disposizione? Mentre si dibatte cosa ne sarà di tutto quel costruito in essere e quello che sta per essere sbloccato? Che fine fa Pratone? E’ così impossibile agire con le norme di salvaguardia auspicate anche da ‘U Lengheru Neru’, per fare un esempio, nella sua campagna #bastacemento? Le risposte ormai sono nelle mani dei tenutari della discussione dentro al Comune: i consiglieri comunali e il sindaco. Tra di essi ci sono anche degli architetti, dunque dei professionisti del settore. C’è da pensare che la concertazione e l’ampia riflessione sia seria e fondata su elementi di conoscenza. La speranza è che la discussione però esca in città, tra coloro che poi vivranno le scelte: ovvero i cittadini, i quartieri, le associazioni. Che magari non saranno degli esperti o dei tecnici, ma possono essere utili sul piano delle osservazioni e del confronto trasparente.

L’obiettivo è non arrivare al ‘punto di non ritorno’, anche se l’impressione che si sia giunti ad un livello molto vicino all’irreversibilità già c’è.

Manca infine, negli ultimi intendimenti amministrativi, una frase magica: consumo di suolo. Alcun riferimento è stato fatto a quello che oggi, più che mai, è un tema gradito visto che proprio il consumo di suolo a Grottaferrata ha determinato i guasti di viabilità e di servizi evidenti a tutti. Da fonti comunali filtra che si starebbe ragionando sul recupero del vecchio schema di Prg del 2008 (Giunta Ghelfi), poi bocciato, come ‘bozza’ da cui ripartite. Un piano che ha già undici di vita. La città intanto è ulteriormente cambiata e quello strumento era stato pensato senza nessun principio strategico e che non entra in sinergia con i successivi documenti che nel frattempo hanno preso corpo a livello extracomunale, come ad esempio e l’attuazione del PTPR regionale annunciato nel 2020 (e già prorogato quest'anno). 

Speriamo che il dibattito metta in campo la funzionalità della Grottaferrata del 2020 per proiettarla a vent’anni, dunque. Tornare indietro, tergiversare o peggio ancora andare a passo di lumaca su certe necessità di visione non è più pensabile. Agli strateghi il compito di ribaltare la percezione esistente e di pensarla nuova, pianificando così speranze e, sopratutto, futuro. Perché di un'idea di futuro ha bisogno la città.