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Rocca di Papa città dei migranti deve badare a se stessa: parola di Gabrielli. Il Comune cosa fa?

migranti terraROCCA DI PAPA (cronaca) - Il capo della polizia, intervenendo sullo spinoso caso Roma, invita la istituzioni locali ad attivarsi sul sociale. In questo Rocca di Papa è realtà molto sui generis: per almeno 4 motivi. Ecco perché

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"Le amministrazioni locali, e dunque la politica, non possono delegare tutto alle forze di polizia, perchè certi problemi, prima che di ordine pubblico, sono problemi sociali, che non si possono scaricare sulle forze dell'ordine, facendole diventare oggetto di strumentalizzazione e scontro tra chi solidarizza con loro e chi li attacca". Parole di Franco Gabrielli, già prefetto di Roma ed oggi capo della polizia rilasciate in una intervista al Corriere della Sera e ripreso da molte testate tra cui rainews.it.

Il riferimento diretto è allo scontro politico-istituzionale col Comune di Roma in merito all'emergenza migranti successiva allo sgombero del palazzo di piazza Indipendenza.

Gabrielli, però, non solo non fa esplicito riferimento alla sola vicenda di Roma, ma parla in termini molto più generali. "Quando un'emergenza arriva sul tavolo del questore è già tardi, perchè significa che l'uso della forza è quasi inevitabile", aggiunge infatti.

Una tematica - quella dell'accoglienza e della gestione dei migranti - particolarmente sentita anche ai Castelli romani e a Rocca di Papa in particolare. La città delle antenne è diventata infatti il maggiore centro di accoglienza-smistamento di migranti della provincia con gli effetti che, da un anno, i cittadini vedono ben sotto i propri occhi.

Le parole di Gabrielli devono suonare come un monito per tutte quelle Amministrazioni locali nei cui territori esistano dei Cas o degli Sprar e in particolare a Rocca di Papa dove esiste l'hub di Mondo Migliore. Pur nell'evidenza che, nei casi di Cas, i Comuni subiscano senza alcuna capacità di controllo, gestione e conoscenza preventiva l'arrivo dei migranti - e questo è stato detto e ridetto - è altrettanto evidente che l'invito di Gabrielli alle istituzioni locali è quello di collaborare con le cooperative che si occupano dell'accoglienza.

Il caso Rocca di Papa costituisce una luminosa eccezione per molti aspetti.

Punto primo: su Rocca di Papa (e sui Comuni limitrofi che subiscono, da Marino a Grottaferrata alla stessa Roma, la presenza di un centro così grande) insiste una struttura, gestita dalla cooperativa San Filippo, che ospita stabilmente quasi 500 migranti. Nessun altro ha così tanti richiedenti asilo a cui badare.

Punto secondo: a Rocca di Papa esiste (esisteva?) un Protocollo d'intesa tra Comune e Prefettura per l'impiego di squadrette di migranti in attività di decoro urbano. Un Protocollo, si ricorderà, presentato tra gli squilli di tromba della propaganda dei primi mesi dell'Amministrazione Crestini a metà settembre 2016 (LEGGI l'articolo del 17 settembre 2016).

Un Protocollo la cui applicazione portò all'impiego di alcuni ospiti del Mondo migliore in forma improvvida e non consentita: ricordate i "migranti volanti" all'opera sui muri di via Cavallotti con infradito e fratino? Ricordate i migranti all'opera a diversi metri da terra con l'allora consigliere delegato Gian Luca Zitelli (poi promosso per meriti acquisiti assessore ai Lavori pubblici) a fare da "inviato dal campo di lavoro"? (LEGGI l'articolo del 27 ottobre 2016).

Di fatto, dopo le due-tre uscite della squadretta, da novembre in poi del Protocollo - serbato per mesi rigorosamente al riparo da occhi indiscreti - non si seppe più nulla. Né tantomeno si videro altri migranti al lavoro. Almeno fino a dicembre quando l'Amministrazione dichiarò che l'opera autunnale era stata avviata in via sperimentale, per prova, e che sarebbe presto ripresa in forma strutturata (LEGGI l'articolo del 28 dicembre). E almeno fino alla fine di gennaio quando, finalmente, gli uffici si videro costretti a rilasciare il famigerato Protocollo d'intesa evidenziando tutte le pecche dell'applicazione autunnale smascherando così la farsa della propaganda amministrativa (LEGGI l'articolo del 31 gennaio).

Punto terzo: per il "disturbo" dell'hub di Mondo Migliore il Comune di Rocca di Papa ha ottenuto anche finanziamento a fondo perduto e non vincolato di 200mila euro dal ministero degli Interni. Pur non obbligato a reinvestirli nel sociale e tantomeno nell'accoglienza dei migranti, l'Amministrazione dove ha destinato questi soldi (LEGGI l'articolo del 13 gennaio)?

Punto quarto: negli scorsi mesi la Regione Lazio ha approvato, finanziandolo, un progetto presentato dal Comune di Rocca di Papa per l'educazione stradale destinato anche ai migranti. Un progetto, da circa 300mila euro, di inclusione del quale però non si ha però traccia.

Punto quinto: quando vorrà il sindaco pro tempore comunicare alla cittadinanza qual è l'azione svolta sul fronte Mondo Migliore (al netto di quella occupazionale) per la quale sarebbe stato lodato (a suo dire) in primavera inoltrata in occasione di una visita in Prefettura? Che si sia trattato solo di una relazione prodotta dagli uffici (quello propaganda in primis) relativa ad attività svolte esclusivamente all'interno dell'hub e di cui però la cittadinanza non ha alcun riscontro?

giardino zen

Insomma, Rocca di Papa è la città delle antenne ma anche la città dei migranti, oltre ogni ragionevole posizione ideologica. Cosa sta facendo il Comune di Rocca di Papa, che come visto qualche strumento per operare ce l'ha, sul fronte dell'inclusione sociale? Cosa si sta facendo per queste persone quantomeno per evitare fenomeni di bivaccamento, consuetudini di migranti che urinano in strada di fronte alle persone, o che vagano senza alcuna meta per le strade quando non riescono a raggiungere i Comuni limitrofi?

L'assessore ai Servizi sociali Pierpaolo Montalto, il suo assistente consigliere Paolo Gatta, il sindaco pro tempore e il neo delegato ai migranti (non sappiamo sinceramente se questa competenza sia rimasta in capo a Zitelli), cosa stanno facendo?