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Pio La Torre, l’uomo in piedi che cambiò la legislazione contro la mafia

ACCADDE OGGI – Il 30 aprile il suo assassinio. Con lui perì anche Rosario Di Salvo

ilmamilio.it

Di lui lo scrittore Andrea Camilleri ha detto: “Pio La Torre era un siciliano di scoglio che se si metteva in mare poteva scoprire l'America”. Nel 1982, quando fu ucciso a Palermo, la mafia e la parte corrotta della politica ancora spadroneggiavano liberamente, uccidevano, non si facevano scrupolo di assassinare uomini dello Stato, semplici cittadini, ragazzi delle forze dell’ordine. Oggi, sul luogo dove La Torre e il suo autista Rosario Di Salvo persero la vita, i ragazzi delle scuole hanno cura della memoria per non dimenticare. Negli ultimi anni, con un gesto simbolico, hanno preso a pulire la lapide che rammenta il sacrificio di due appartenenti all’Italia migliore: quella che stava dalla parte giusta, dalla parte della libertà.

Era il 30 aprile 1982. A Via Li Muli a Palermo non c’era traffico, nessun testimone. Un fatto anomalo, diranno più tardi le cronache. All’epoca non c’erano macchine blindate e Pio La Torre da qualche giorno aveva chiesto al suo autista di fare strade diverse. Aveva fatto domanda anche per il porto d’armi. Nel suo stato d’animo, la convinzione di andare incontro a dei rischi dopo il grande lavoro svolto per arginare il fenomeno della criminalità organizzata e dei suoi affari sul territorio.

Alle 9:20, mentre la Fiat 131 di La Torre sta raggiungendo la sede del partito, una moto di grossa cilindrata obbligò Di Salvo ad uno stop improvviso, immediatamente seguito da raffiche di proiettili. Da un'auto scesero altri killer a completare il duplice omicidio. Pio La Torre morì all'istante, mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di perire. Al funerale presero parte centomila persone.

Il delitto venne indicato dai pentiti Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese come delitto di mafia: La Torre venne ucciso perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi. Un punto di svolta nella lotta alla Mafia. Furono condannati all'ergastolo come esecutori dei due omicidi Giuseppe Lucchese, Nino Madonia, Salvatore Cucuzza e Giuseppe Greco. Dopo nove anni di indagini, nel 1995 vennero condannati all'ergastolo anche i mandanti dell'omicidio: Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

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La Torre era nato nella frazione di Altarello di Baida del comune di Palermo in una famiglia di contadini. Sin da giovane si lanciò con tutte le energie nella lotta politica, finendo anche in carcere, per aiutare i braccianti. Sindacalista della Cgil, aderì al Partito comunista italiano. Nel 1952 venne eletto consigliere comunale a Palemo, qualche anno più tardi segretario regionale della CGIL poi finì nel Comitato centrale del PCI e fu eletto all’inizio degli anni sessanta segretario regionale del Pci, diventando deputato all'Assemblea regionale siciliana. Trasferitosi a Roma per prendere la direzione della Commissione agraria e poi di quella meridionale, venne eletto da Enrico Berlinguer nella Segreteria nazionale del Pci.

Dopo un decennio di ascesa politica territoriale, il grande balzo avvenne nel 1972 con l’elezione alla Camera nel collegio Sicilia occidentale, e subito in Parlamento. Fu lì che ebbe modo di proporre una legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Art. 416 Bis), ovvero la Legge Rognoni-La Torre e una norma che prevedeva la confisca dei beni ai mafiosi. Nel corso degli anni svolse un’importante battaglia contro la costruzione della base missilistica NATO a Comiso, che a suo modo di vedere rappresentava una minaccia per la pace nel Mar Mediterraneo, e contro la speculazione edilizia che mangiava importanti parti di territorio siciliano.

Nei giorni successivi il suo omicidio il presidente del consiglio Giovanni Spadolini e il ministro dell’Interno, Virginio Rognoni, chiesero al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa di anticipare il suo previsto insediamento a Palermo nel ruolo di Prefetto. Cosa Nostra, il 3 settembre del 1982, uccise anche quest’ultimo e la moglie Emanuela Setti Carraro. Dopo l'ennesimo fatto di sangue, la legge La Torre-Rognoni fu approvata. Il suo primo utilizzo giunse nello storico 'Maxi-processo', istruito dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che portò alla sbarra l’intero vertice della criminalità organizzata.

Pio La Torre fu uomo di Pace e di Giustizia. Perse la sua vita in nome di questi due grandi valori. Ricordarne l’esempio è fondamentale per scrivere ancora pagine di legalità.