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In casa Enea di parla ancora di DTT. Pizzuto: "A Frascati c'è la storia. Tra luglio e settembre si parte davvero" - VIDEO & FOTO

enea ddt convegno2 ilmamilioROMA (attualità) - Oggi il convegno sull'importante tema che vede il centro tuscolano protagonista di un progetto da 500 milioni di euro

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Si parla ancora - e tanto seppur non sempre con la dovuta considerazione - del DTT, il Divertor tokamak facility, che verrà realizzato presso il centro Enea di Frascati.

E se ne parla, oggi, proprio nella casa romana dell'Enea dove un interessante convegno sulla fusione nucleare aggiorna l'avanzamento dell'attività sul tema.

Un tema, quello dell'assegnazione a Frascati dell'ambizioso progetto internazionale da 500 milioni di euro per realizzare il tokamak, che ha dovuto attendere - dopo l'iniziale assegnazione dell'aprile 2018 - lo scorso settembre per partire formalmente. Proprio in settembre infatti, come si ricordereà, il Consiglio di Stato aveva scritto la parola "fine" sul ricorso della Regione Puglia contro la graduatoria stilata da Enea. (LEGGI Il DTT va a Frascati. Il Consiglio di Stato respinge sospensiva di Puglia e Abruzzo. Zingaretti: “Avanti così”).

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"In realtà - dice l'ingegner Aldo Pizzuto, direttore del Dipartimento Fusione e sicurezza nucleare dell'Enea - l'iter amministrativo prodotto dai ricorsi ha ritardato di pochi mesi, recuperabili, l'intero processo. Noi siamo comunque già partiti ed a Frascati i primi effetti concreti dell'avvio dei lavori si vedranno da luglio quando si inizierà a smontare FTU, la macchina che dovrà lasciare spazio al DTT".

enea ddt convegno1 ilmamilioCome noto per la realizzazione del divertore sarà necessario realizzare anche un nuovo piccolo edificio, il cui spazio è stato già individuato. "In settembre di partirà col bando per la realizzazione del manufatto, e sempre per quelle settimane dovremmo essere in grado di lanciare i componenti più critici dei quali stiamo completando la progettazione in questi mesi. Nel frattempo andiamo in gara anche per i cavi superconduttori: questo, al di là degli aspetti tecnici e particolari, per dire che il DTT sta già entrando nella reale fase operativa", aggiunge Pizzuto.

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Un progetto il cui ritorno atteso in termini di indotto è di almeno 1,5 miliardi, con numeri importanti in tema di occupazione, di ricadute enomiche sul territorio al quale ci si dovrà necessariamente rivolgere per la realizzazione di una macchina definita importantissima.

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"L'Unione Europea - conclude l'ingegnere - ci ha fatto letteralmente le pulci per approvare i contributi che ci sono stati concessi ed alla fine tutti si sono dovuti "arrendere" alla bontà ed all'importanza del progetto. La macchina una volta terminata, nel giro di pochi anni, sarà in grado di funzionare per 25-30 anni. L'Italia continuerà a tenere in mano il pallino della fusione nucleare a lungo".

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