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Simone Lupi alla conquista di Rocca di Papa: da Querini (Pd-Mdp) a Crestini (Pd?) passando per Litta (Pd...)

lupi 3ROCCA DI PAPA (politica) - Il consigliere regionale resta una delle innegabili ed evidenti chiavi di volta della complessa e tormentata fase politica di Rocca di Papa

ilmamilio.it - contenuto esclusivo

Pur non roccheggiano d'origine ed anzi con solida base a Ciampino, di cui è stato sindaco per meno di due anni prima di spiccare il volo verso la Pisana, il consigliere regionale Simone Lupi spera di recuperare proprio nella città delle castagne quei voti che, presumibilmente non più disponibili in toto nella sua città, gli serviranno per confermarsi all'interno del Consiglio della Regione Lazio.

Di fatto, però, Lupi già nel 2013 - grazie ai buoni uffici dell'ex consigliere regionale ed ex sindaco di Rocca di Papa Carlo Ponzo e dell'ex vicesindaco ed assessore al Bilancio di Rocca di Papa Maurizio Querini (entrambi a lungo Pd prima di tentare il rilancio attraverso l'Mdp) - aveva ottenuto un gruzzoletto di voti nella città delle antenne.

Quel Maurizio Querini che oggi, dimenticando forse qualche passaggio della storia politica recente di Rocca di Papa, attacca l'ex amico Massimo Litta (eletto segretario anche con i voti delle tessere raccolte da Querini, ma "colpevole" di aver attaccato #quellicheceranoprima, LEGGI l'articolo del 22 agosto) ed anche gli ex amici del Pd elevandosi ad unica opposizione seria in Aula (LEGGI l'articolo del 24 agosto).

Oggi dunque, proprio nella certezza della vacanza di potere politico strutturato, Simone Lupi continua a considerare - con piena legittimità e a pieno diritto - Rocca di Papa un serbatoio elettorale preziosissimo. Tanto che i competitor forti sul territorio, vale a dire il senatore Bruno Astorre sul lato tuscolano, Adriano Palozzi (Forza Italia) sul versante di Marino e il rampante Pd Luca Andreassi, leggi Rodolfo Lena (ma non solo) sul lato di Albano Laziale, di Rocca di Papa si sono sempre storicamente disinteressati.

L'accerchiamento di Lupi alla città delle antenne, avviato come detto grazie all'introduzione da parte di Maurizio Querini, da mesi prosegue con l'insistita relazione in corso - su basi politiche - tra il consigliere regionale ed il sindaco protemporeggiatore (antennaro, LEGGI l'articolo di ieri) e censore (LEGGI l'articolo del 17 agosto) Emanuele Crestini. Un rapporto evidenziato da ilmamilio.it sin dalla fine dell'inverno (LEGGI l'articolo del 21 marzo), confermato da numerosi attestati di stima e di sostegno da parte di Lupi (presente anche in alcuni incontri organizzati in Aula consiliare) e mai smentito.

Un Simone Lupi che, in un vuoto di potere che riguarda anche il Movimento 5 stelle che a Rocca di Papa trova la sua tomba (gli attivisti presenti sono ancora un germoglio di quello che potrebbe essere, o meglio di quello che avrebbe dovuto essere nel 2016), nel contempo però non tralascia di coltivare la sponda Partito democratico del suo consenso, sponda che porta direttamente all'attuale direttivo del Pd roccheggiano ma anche a diversi elementi di peso in altri Comuni, come ad esempio il sindaco Milvia Monachesi a Castel Gandolfo.

L'intera vicenda, inquietante, del "caso Litta" (LEGGI l'articolo del 23 agosto), relativa al comando roccheggiano del segretario Pd, si inquadra proprio in questo contesto.

Il tutto, per chiudere il cerchio, senza dimenticare il costante tentativo di avvicinamento al Pd del sindaco di oggi, Crestini. Tentativo portato con convinzione sin dal 2011 nell'imminenza delle elezioni che confermarono Pasquale Boccia alla guida di Rocca di Papa. Proprio Boccia si oppose all'ingresso di Crestini nel Pd di allora. Che era ancora un Pd propriamente detto.

Quello di oggi, lasciato senza presidio da #quellicheceranoprima che se ne sono andati nell'Mdp (appunto Querini e Boccia, insieme a Ponzo, oggi maggiorenti di un nuovo partito che tenta di ergersi, con i medesimi nomi di sempre, a difensore estremo dei valori di sinistra...) ma anche dai vari Marika Sciamplicotti e Mauro Fei, disinteressati delle sorti di un partito lasciato nelle mani libere di Maurizio De Santis e Massimo Litta (forse nella fallace convinzione, già smentita, che si tornasse comunque al voto congressuale in autunno), è un Partito democratico ridotto ai minimi termini.

Di etica politica e di numeri.

Un partito da fondo del barile, appunto.

Un partito insufficiente infatti per portare voti pesanti a chicchessia, Lupi compreso. Che difatti, conti alla mano, ha scoperto nella squadra di Crestini la spalla ideale per fare somme aritmetiche di preferenze. Passando per rapporti trasversali ma anche - e si pensi al giovane consigliere Lorenzo Romei - per quelli che al Pd in un modo o nell'altro pur sbattendo la porta (LEGGI l'articolo del 18 marzo 2015), sono sempre rimasti legati soprattutto per vie sovracomunali.

E Ciampino, per alcuni, potrebbe essere una final destination da tenere ben appuntata in agenda.