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Emanuele Iurilli, il ragazzo che morì mentre tornava da scuola nella stagione del terrore

ACCADDE OGGI – Il 9 marzo del 1979 la morte dello studente nel corso del conflitto a fuoco tra Prima linea e Polizia

ilmamilio.it

E’ passato alle cronache come ‘L'agguato della bottiglieria di via Millio’, uno scontro a fuoco, avvenuto a Torino il 9 marzo 1979, all'interno di una bottiglieria tra alcuni agenti di polizia, attirati con uno stratagemma in una trappola, e i terroristi di Prima Linea. L’agguato fu organizzato nella intenzione di uccidere degli appartenenti alle forze dell’ordine per vendicare la morte di due militanti del gruppo. Nella sparatoria che seguì l’intervento degli agenti cadde, senza colpe e senza sapere perché, mentre tornava da scuola, Emanuele Iurilli, 18 anni, raggiunto da una pallottola vagante esplosa dal commando terrorista.

I FATTI - Il 9 marzo del 1979 cadde di venerdì. Una giornata senza sole, che diventò ancora più cupa intorno 13.40, quando Emanuele cadde a pochi metri da casa, nella periferia ope­raia di Borgo San Paolo. Frequentava l’Istituto Tecnico ‘Carlo Grassi’. Solo nel 2014 gli è stata dedicata una targa, dopo un lunghissimo periodo di oblio. Che prosegue, dopo tutto.

Iurilli morì in una stagione di violenza inaudita. Morì come Alessandro Caravillani a Roma (conflitto a fuoco tra Nar e polizia), anch’egli studente. Morì come i tanti che prendevano un treno e saltavano in aria per colpa di una bomba. Emanuele non lo sapeva, ma iniziò il conto della rovescia con il suo destino qualche giorno prima. Torino in quel periodo è una città assediata dal piombo. Guidata da un sindaco amato, Diego Novelli, aveva visto un susseguirsi di attentati, scontri a fuoco e manifestazioni di protesta che avevano creato un clima di tensione altissima. Solo un anno e mezzo prima le cronache avevano raccontato l’orrenda morte del giovane Roberto Crescenzio (Leggi: Roberto Crescenzio, l’orribile morte di un ragazzo vittima per caso della violenza politica). Il 29 novembre del 1977 era stato ucciso il giornalista Carlo Casalegno. Oltre alla colonna torinese delle Brigate Rosse, in città era attiva anche Prima Linea. Il PCI locale diffuse e favorì la partecipazione dei cittadini alla lotta contro il terrorismo. Prima Linea, per tutta risposta, cercò di colpire il consigliere Michele Zaffino, impegnato nel suo quartiere all'identificazione e la cattura dei violenti. Una parte del nucleo di fuoco, composto da quattro militanti, venne colto di sorpresa all'interno di un bar in piazza Stampalia (Bar "dell'Angelo") da agenti di polizia allertati da un tabaccaio allarmato dalla presenza di giovani che avevano acquistato nel suo negozio delle maschere di carnevale. Due terroristi, Barbara Azzaroni (nome di battaglia "Carla") e Matteo Caggegi ("Charlie"), morirono in seguito allo scontro armato. Altri due componenti del commando sfuggirono all’arresto. Pochi giorni dopo si decise di vendicare i ‘compagni’ caduti organizzando un sanguinoso attacco, premeditato e organizzato nel dettaglio.

Era iniziata così la parabola tragica che portò alla morte di Iurilli. I terroristi, il 9 marzo del 1979, si recarono in Via Millio. Al­cuni di loro entrarono nel bar e minaccia­rono un paio di ostaggi. All’arrivo dei poliziot­ti, chiamati al telefono con il pretesto di un furto, aprirono il fuoco. L’ap­puntato Gaetano D’Angiullo venne ferito alle gambe. È in quel momento che Emanuele girò l’an­golo. Stringeva in una mano quaderni e libri. Si accorse probabilmente del trambusto, cercò di rifugiarsi tra due auto, ma venne colpito da una sola pallottola. Cadde. Per lui non ci fu nulla da fare.

Pochi mesi dopo i componenti di Prima Linea di Torino organizzarono un'altra vendetta. Ritennero di aver individuato nel proprietario del bar dell'Angelo, Carmine Civitate, l'autore della segnalazione alla polizia che aveva causato la morte di ‘Charlie’ e ‘Carla’. Il 18 luglio 1979 fu così ucciso Civitate. In realtà, durante il dibattimento processuale, si venne a scoprire che il proprietario del bar dell'Angelo non era coinvolto e che l'autore della segnalazione alle forze dell'ordine era stato il proprietario della tabaccheria vicina.

Pochi mesi ancora e l’organizzazione sarà stroncata dall’azione dello Stato. Tutti i componenti del gruppo di fuoco di Via Millio furono arrestati e processati.

Emanuele Iurilli fu gradualmente dimenticato. Non da coloro, tra familiari ed amici, che cercarono di mantenerne viva la memoria come monito contro ogni violenza. Ci sono voluti 35 anni per apporre una targa nel luogo ove perse la sua giovane esistenza. Aveva tante passioni. I sogni di ogni ragazzo della sua età. E’ rimasto un nome impresso nella storia tragica di quegli anni. Un nome che va ricordato.

Nel 2016, nel corso della commemorazione in suo ricordo, una studentessa dell’Istituto ‘Carlo Grassi’ gli ha dedicato una poesia intitolata ‘La fiamma’. Recita:

Ho fatto quello che ho potuto

per inseguire i miei sogni;

le auto per costruirli,

gli aerei per realizzarli.

Era tutto quello che volevo,

volare, ecco si volare

l’unica passione vera della mia vita,

la quale mi portava ad avere un obiettivo.

Ma poi è arrivato il giorno

dopo una giornata di scuola

ho incontrato la fiamma:

mi ha tirato via con lei

come non volesse andar senza di me

mi ha voluto con lei

come aspettasse proprio me

mi ha stretto forte al petto

come non mi volesse in vita più

mi ha preso e

non mi ha fatto più volare.