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Roma, 9 febbraio 1849: la Repubblica del popolo e dei giovani che costruì la nuova Italia

ACCADDE OGGI – Un fatto lontano alle radici della nostra Costituzione e dei nostri diritti

ilmamilio.it

Un avamposto sociale, una pagina di coraggio nazionale, uno dei laboratori più riusciti per la realizzazione di una nazione democratica, unitaria e laica. Un sogno durato pochi mesi che attirò, sulla scia degli ideali del 1848, migliaia di persone diverse all'inseguimento di un valore.

La Repubblica Romana del 1849 guidata da Mazzini, Saffi e Armellini resta un esempio di identità condivisa, un’avanguardia dei diritti, un esperimento di natura repubblicana che dava agio a libertà politiche, elettorali e religiose mai considerate prima in forma ufficiale. Fu, inoltre, un modello in cui emersero anche i doveri del cittadino, come ad esempio quello di essere responsabile, partecipe e protagonista del governo e della vita.

Fu una stagione nuova, repressa nel sangue, che approvò una Costituzione che sanciva la libertà di culto, l'abrogazione della pena di morte, la laicità dello Stato, l'abolizione della tortura e della censura, l'istituzione del matrimonio civile, il suffragio universale maschile, l'abolizione della confisca dei beni, l'abrogazione della norma pontificia che escludeva le donne e i loro discendenti dalla successione familiare, la riforma agraria e il diritto alla casa tramite la requisizione dei beni ecclesiastici, la divisione dei poteri, l'abolizione della leva obbligatoria. In tanti, in quelle giornate di primavera, difesero Roma dalle cannonate francesi del generale Oudinot, venuto in soccorso del pontefice Pio IX, un sovrano in fuga, esiliato. Liberali, repubblicani, patrioti, socialisti, sacerdoti, disertori, stranieri. Tutti per difendere un primato di civiltà, il prologo di un avvenire che in molti, tra coloro che si misero a combattere nel cuore della Capitale, non videro.

La Repubblica Romana fu l’avventura di una generazione che ormai aveva assunto i valori di Unità e libertà nel suo codice genetico. Le Cinque Giornate di Milano del 1848 (Leggi: Una città, mille barricate: le Cinque giornate di Milano) avevano infatti causato uno sconvolgimento politico nell'intera penisola. Persino Papa Pio IX, a Roma, assistendo alla mobilitazione generale nei confronti dell'occupante austriaco, permise la partenza da Roma per Ferrara di un Corpo d'Operazione. Fu lo stesso Papa, poco dopo, a sconfessare gli entusiasmi patriottici dei mesi precedenti. In primo luogo perchè l'Austria era uno stato cattolico e infine perché ebbe l'impressione di aver favorito un’offensiva di cui avrebbe beneficiato solo il Regno di Sardegna. Crebbe in questa misura l'opposizione politica. Seguirono le dimissioni di ben sette ministri. L'ultima carta fu rappresentata dal conte Pellegrino Rossi. Quest'ultimo si mostrò attento alle istanze ''nazionali'' e chiamò a dirigere il Ministero della Guerra Carlo Zucchi, patriota. Così si portò contro gli ambienti conservatori, senza convincere al tempo stesso i rivoluzionari delle intenzioni di mediazione o addirittura sostegno.

Il 15 novembre del 1848 Rossi fu accoltellato e ucciso. In serata il ''capopolo'' Ciceruacchio, al secolo Angelo Brunetti, insieme a Carlo Luciano Bonaparte, si recarono sotto il Palazzo del Quirinale al seguito di una tumultuosa manifestazione per chiedere "un ministro democratico, la costituente italiana e la guerra all'Austria". La folla portò con sé un cannone. Pio IX incaricò dunque il democratico Giuseppe Galletti di formare un nuovo governo. La stessa folla armata si ripresentò davanti al Quirinale due giorni dopo. Ancora una volta il Pontefice preavvisò il corpo diplomatico e assecondò le pressioni popolari, nominando Monsignor Carlo Emanuele Muzzarelli, prelato sensibile alle istanze liberali, a capo dell'esecutivo. La sera del 24 novembre il Papa fuggì da Roma, a seguito di nuove dimostrazioni, vestito da sacerdote. Raggiunse Gaeta, ponendosi sotto la protezione del Regno delle Due Sicilie. Roma vide scappare il suo monarca, in un caos politico senza precedenti.

Il 29 novembre, visto il momento di emergenza politica e governativa, furono convocate delle elezioni per il 21-22 gennaio 1849. Nonostante la scomunica, furono proclamati 179 rappresentanti del popolo. Tra questi: Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini. Nel frattempo, circa 7mila uomini del corpo di spedizione francese, guidati dal generale Oudinot, a supporto del potere papale, sbarcarono a Civitavecchia.

Il 9 febbraio la Repubblica venne proclamata ufficialmente. Da questo momento i suoi sostenitori, armati ma disorganizzati, talvolta in conflitto sulle scelte da fare, iniziarono a combattere eroicamente su ogni fronte della città, conseguendo all'inizio delle vittorie militari, ma soccombendo gradualmente all'avanzata del nemico che forte del suo potenziale bellico e di migliaia di uomini in più si riprese la città fino agli assalti finali di fine maggio e di Giugno. Quella resistenza fatta di mezzi di fortuna e di atti di coraggio straordinari, compiuti da soldati, e volontari, ma anche da madri di famiglia e da bambini, fecero parlare il mondo. Qui morì Goffredo Mameli. Qui morì Righetto, 12 anni. Del suo gruppo di piccoli eroi si ricorda ancora nelle memorie storiche il modo di buttarsi sugli ordigni con uno straccio bagnato e difendere i suoi concittadini: “Bombe, panza a tera”. Qui perì Antonietta Colombi. Uomini, donne, giovanissimi: tutti accomunati dal medesimo destino.

Il 2 luglio, vista l’inevitabile sconfitta, Giuseppe Garibaldi tenne in piazza San Pietro un famoso discorso: "Io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero venga con me. Non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà". Diede appuntamento per le 18 in piazza San Giovanni. Ad attenderlo trovò quattromila uomini con ottocento cavalli. Cominciò così una lunga marcia verso Venezia assediata. Nel tragitto molti si dispersero, altri morirono. Ciceruacchio con il figlio Lorenzo, di 13 anni, il frate barnabita Don Ugo Bassi e il disertore austriaco Giovanni Livraghi furono catturati e fucilati. Morì anche Anita, la moglie dell’Eroe dei due Mondi, malata e deperita dal viaggio. La Repubblica Romana non cessò mai formalmente di esistere. Il triunvirato non firmò le sue dimissioni.

Il Papa fece ritorno a Roma il 12 aprile 1850 ed abrogò la Costituzione. I militari che aiutarono il suo rientro furono insigniti di una medaglia. Oltre venti anni dopo gli italiani entrarono in città.

I ragazzi, gli uomini e le donne del risorgimento romano e della Repubblica sono tutti sepolti insieme, nel Mausoleo Garibaldino del Gianicolo, ove sono citati i nomi di oltre 1600 caduti. C’è anche il sarcofago che contiene le spoglie di Goffredo Mameli. Sul porfido, una frase: ''...però il mio dolore è profondo e lo tengo sacro, è tutto per me. Cerco di essere degna del figlio. E d'una italiana, me lo divinizzo, lo considero come un martire, e come tale non lo piango.... Genova 22 agosto 1849''. E' di sua madre, Adelaide.