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Il Rapporto su Roma che racconta i più poveri, gli anziani, gli eredi dell’esclusione sociale

ROMA (attualità) – Le emergenze della città che non si vede e che fa sempre poco notizia

ilmamilio.it

C’è una parte di Roma, quella meno narrata e meno in vista, quella che non fa notizia e non fa economia, che non conosce vetrine e apparenze, dove l’invecchiamento e la povertà camminano spesso a braccetto. E’ una città in cui alcuni figli, ovvero quelli che ereditano l’esclusione sociale, sono già in stato di indigenza e lottano quotidianamente per superarla, per gestirla, per affrontarla con pochi mezzi a disposizione.

Sono 21.149 le persone che a Roma hanno chiesto aiuto alla Caritas nell'ultimo anno. E' quanto emerge dal 'Rapporto sulle povertà a Roma: un punto di vista', presentato nella giornata di oggi. 180 pagine che mettono insieme un'angolazione della metropoli.

Il lavoro e la casa rimangono, ovviamente, le richieste più diffuse: quasi il 60% degli utenti chiede una occupazione, mentre il 61,3% chiede un sostegno per pagare la locazione abitativa. Le persone che si rivolgono alla Caritas hanno bisogno di essere ascoltate, anche, perché esiste “la solitudine, la mancanza di relazioni umane, il non essere considerati degni di attenzione”. Ci sono poi altri problemi, che non sono neanche gestibili attraverso inclusioni al reddito, come l’isolamento, la precarietà abitativa, la fragilità psicologica, la malattia, la bassa o la scarsa scolarità, la conflittualità familiare, persino la disinformazione rispetto ai propri diritti e il delicato tema della disabilità.

I dati sono stati raccolti nel 3 centri d’ascolto diocesani, in 145 centri d’ascolto parrocchiali e 50 realtà che registrano un aumento della povertà e l’aggravamento di molte situazioni. In questo quadro, la ricchezza di un esercito di nobili sentinelle sociali: 4mila volontari, 6mila giovani. Cifre importanti.

Nella capitale 146.941 over 65 non raggiungono 11mila euro l’anno. Un quarto dei giovani sono disoccupati, il 51,6% vive con lavori atipici e i giovani che non studiano, non lavorano o sono in formazione raggiungono le 134.556 unità. Un aumento del 68,3% in 10 anni. Ciò vuol dire che dal momento in cui è iniziata la grande crisi economica ci sono situazioni individuali, generali e sociali che non sono più riuscite a recuperare il terreno perduto. Rimanendo cronicamente indietro.

Un altro dato: le famiglie con un solo occupato e senza una pensione sono aumentate dal 2008 del 47,8%, 92.790 sono le famiglie senza occupati. Sconvolgente è l’eredità peggiore: quella dell’esclusione sociale. I giovani più poveri, spesso, sono figli di famiglie travolte da posizioni debitorie. Sono ragazzi costretti dunque ad accettare lavori in nero per fermare, ad esempio, atti di pignoramento. Eroi sconosciuti del quotidiano che si battono per non soccombere, tra mille difficoltà quotidiane. Una situazione, di conseguenza, che finisce per depotenziare ogni sogno di realizzazione, istruzione, qualità.

La povertà non conosce razza e colore. Nei centri diocesani il 60 % degli utenti è giovane ed immigrato. Nei nei centri parrocchiali il 50 % è cittadini italiano, dai 45 anni in poi.

Da qualche tempo la Caritas diocesana e quelle parrocchiali si sta occupando di un fenomeno che riguarda gli anziani e lo stato in cui spesso si trovano a vivere con l’avanzare dell’età. In taluni casi, l’isolamento e l’abbandono della cura del sé si sono tradotti in forme e stili di vita simili al barbonismo, ma vissuti negli appartamenti privati, dando vita ad un ‘barbonismo domestico’: le abitazioni vengono trasformate in luoghi di accumulo. con condizioni igieniche che diventano allarmanti e determinano il malumore o le proteste dei vicini. Un disagio poco conosciuto e monitorato. La Caritas ha avviato da tempo un servizio specificamente dedicato al supporto di queste situazioni e, allo stesso tempo, sta offrendo la formazione dei centri d’ascolto delle Parrocchie al fine di allargare la rete di supporto sui singoli territori.

Scavando nelle pieghe del Rapporto, si scopre che “se la crisi della famiglia (separazioni, divorzi) può portare povertà, è vero anche il contrario e cioè che la povertà porta crisi familiare ed è un potente disgregatore della famiglia perché è molto complesso il percorso di ridefinizione dei ruoli”.

Infine le “dipendenze”: alcool, droga, gioco d’azzardo. Un fenomeno in crescita, tra giovani e anziani. Nel 2017 quasi 17 milioni di italiani hanno giocato almeno una volta, cercando una fortuna spesso illusoria. Ma i rischi di finire nel gorgo della ludopatia, di spendere quel poco che si ha nella vana costruzione di una ricchezza appesa alla fortuna rara e di passaggio, è un altro tassello di questa storia. Una storia di sofferenze, di anime dimenticate. A cui il mondo associazionistico e gli enti di solidarietà fanno fronte come possono e con grande impegno. Ma è nella crescita di certi fenomeni, di certe solitudini, di nuove povertà e nuove indigenze, che sta nascosta una parte consistente dell’avvenire di una comunità che è sempre più dispersiva e sempre più in difficoltà nel dare risposte certe o indicative e quesiti complessi che rappresentano la sfida sociale più grave dei prossimi anni.

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