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Caos scuole Marino, il preside: "Orari folli? Era l'unica soluzione. I disagi? Non è colpa mia"

diVico giuseppe marino ilmamilioMARINO (attualità) - Il professor Di Vico spiega le scelte fatte dopo il guasto al riscaldamento della D'Azeglio. "Non si poteva far altro per garantire continuità didattica"

ilmamilio.it

Dal professor Giuseppe Di Vico, dirigente solastico dell'Istituto comprensivo Marino, riceviamo e pubblichiamo.

"In riferimento al vostro articolo di ieri inerente la variazione dell’orario e la riorganizzazione delle attività didattiche del plesso D’Azeglio, ritengo opportuno fornire i seguenti chiarimenti. Trovo assurdo e scorretto definire “folli” gli orari in turno pomeridiano disposti per alcune classi e sezioni del plesso; stiamo infatti parlando degli stessi orari che io stesso e moltissimi altri della mia generazione - tra i quali molto probabilmente anche taluni dei genitori che oggi si lamentano - facevamo a turno quando nelle scuole elementari di quegli anni non c’era posto per tutti nell’orario mattutino e, quindi, a rotazione e per tutto il ciclo scolastico, ci si alternava tra lezioni antimeridiane e pomeridiane.

LEGGI Marino, caos scuole: i riscaldamenti rotti costringono ad orari "folli" i ragazzi della "D'Azeglio"

carne frescaD’altra parte, di fronte ad un’emergenza come quella capitata alla D’Azeglio, e considerata la disponibilità pressoché nulla di aule libere negli altri pressi dell’istituto, il Dirigente scolastico non aveva certo alternative rispetto alla riorganizzazione del servizio (sfido chiunque a dimostrare il contrario): dopo aver sistemato in turno antimeridiano quattro classi negli unici locali disponibili, per non interrompere il servizio ho dovuto necessariamente predisporre per le altre classi e sezioni dei turni pomeridiani, che sono gli stessi turni che si facevano (e a volte ancora si fanno) quando la capienza delle scuole elementari e anche medie lo imponeva, e nessuno aveva mai parlato di follia o era rimasto interdetto.

E non si poteva certo pretendere di “sfrattare” dalle loro classi gli alunni degli altri plessi per evitare quello che certamente può essere riconosciuto come un disagio per gli utenti della D’Azeglio, disagio del quale però non posso caricarmi di responsabilità che non mi competono".

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