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Divorzio all’Italiana. Il 1° Dicembre del 1970 la legge che cambiò la società

ACCADDE OGGI (attualità) - La normativa Fortuna-Baslini e la lunga battaglia sociale tra parlamento e referendum

ilmamilio.it

L’Italia degli anni sessanta era una società che somigliava ad un magma pronto ad uscire dai suoi canali. Stava velocemente cambiando tutto. L’esplosione industriale aveva portato con sé nuove esigenze, nuova consapevolezza delle proprie ambizioni, idee, una mutazione rapida dei rapporti interpersonali, la voglia di uscire da alcuni dettami secolari nell’incontro abitudinario con la modernità. Tutto fu rimesso rapidamente in discussione. Inevitabilmente finì nel mezzo di questa sommossa psicologica ed intellettuale anche la famiglia, le regole che la determinavano, i suoi obblighi giuridici.

Una parte politica interpretò questa pulsione e diede origine, in una nazione in cui esisteva ancora il delitto d’onore (abrogato solo nel 1981), ad una lunga e riuscita battaglia per l’introduzione del divorzio, tema che spaccò inevitabilmente gli italiani e occupò le cronaca politica per anni. Anche il cinema maturò e raccontò le emozioni di quell'epoca. Due film su tutti: “Scusi lei è favorevole o contrario?” di Alberto Sordi, e più ancora lo strepitoso “Divorzio all’Italiana”, del 1961, Oscar per la sceneggiatura, dove Pietro Germi adattò il romanzo di Giovanni Arpino, “Un delitto d'onore”, in un ritratto della mentalità di una certa Sicilia, prendendo di mira due situazioni di arretratezza dell'Italia: la mancanza di una legge sul divorzio, appunto, e l'articolo 587 del codice penale che regolava, come affermavamo, il delitto d'onore.

Il 1° dicembre 1970 viene approvata la legge n. 898 "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio", primi firmatari dei parlamentari Loris Fortuna (Partito Socialista) e Antonio Baslini (Partito Liberale), ratificata della firma del presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Terminò così un dibattito durato almeno un secolo e con radici lontane.

Già agli inizi del 1800 il Codice di Napoleone consentiva di sciogliere i matrimoni civili. I coniugi, per separarsi, dovevano avere dl’approvazione dei genitori e dei nonni. Un fatto complicato. Nel 1902 il Governo di Giuseppe Zanardelli elaborò una direttiva che prevedeva il divorzio solo in caso di adulterio, di lesioni al coniuge o condanne gravi. Non venne approvata e non si parlò più di questo tema per molti anni. Con Benito Mussolini al potere, contrario a questa soluzione, si arrivò ai Patti Lateranensi e il dibattuto fu censurato fino alla fine della guerra.

L’Italia rimase così senza una legislazione in materia. Nella metà degli anni Sessanta riesplose la questione e si arrivò alle prime mobilitazioni sociali. Nel 1965 il deputato socialista Loris Fortuna presentò alla Camera un progetto di Legge per il Divorzio. Iniziarono le prime manifestazioni del Partito Radicale unitamente a quelle della Lega italiana per l’istituzione del divorzio (LID). Socialisti, liberali e comunisti fecero in modo che il provvedimento andasse in porto. Tutti loro approvarono la Legge. Contraria la Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano.

La legge fu interpretata come un salto di qualità, un progresso necessario. Segnò l’inizio di una trasformazione sociale per tutta la nazione. Durissimo fu il dibattito successivo. L’Italia cattolica non volle rassegnarsi e chiese il referendum. Furono depositate alla Corte di Cassazione ben 1 milione e 300 mila firme. Il 12 maggio 1974 l’Italia si recò alle urne: partecipò l’87,7 percento degli aventi diritto di voto. Il 60% votò contro l’abrogazione della normativa. Tra questi anche molti cattolici che non avevano seguite le direttive di Chiesa e partito.

La Legge, che necessitava comunque di ulteriori modifiche nel corso del cambiamento della società, è stata rivista nel mese di febbraio 2012. La legge n.55/2015 ha ridotto ulteriormente i tempi, permettendo il divorzio dopo un anno di separazione giudiziale e dopo sei mesi di separazione consensuale.

Un passo, quello di quel lontano 1° Dicembre del 1970, che cambiò radicalmente la faccia della Penisola, liberando sostanzialmente migliaia di persone da una catena che lacerava intere famiglie in una ipocrisia che non risolveva i problemi e lasciava nell'interdizione, anche drammatica, una porzione importante di società.

NEI VIDEO: IL DIBATTITO DELLA LEGGE SUL DIVORZIO E GLI SPOT ELETTORALI DEL REFERENDUM SUCCESSIVO