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13 Agosto 1961: la nascita del Muro che divise il mondo. Purtroppo non per l’ultima volta - VIDEO

ACCADDE OGGI – Una lezione storica che è servita solo in parte: troppi muri materiali e ideali – oggi - vengono alzati verso nazioni, popoli, identità culturali

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Il 13 Agosto 1961, alle prime ore del giorno, gli abitanti di Berlino iniziarono a vedere un movimento di operai e soldati. Tutto lasciò pensare, da subito, che non fosse nulla di buono. Vennero stesi reticolati di fino spinato sulla linea di confine della città, quella che divideva la parte Est da quella Ovest. L’ordine era venuto direttamente delle autorità della Repubblica Democratica Tedesca.

Già dal 15 agosto alcuni elementi prefabbricati di cemento e pietra erano stati depositati in zona per formare la prima generazione di una vera e propria struttura stabile e perenne. Walter Ulbricht, capo di Stato della DDR e Segretario del Partito Socialista Unitario della Germania, proprio per non allarmare le prime voci che stavano circolando in città e nel resto della nazione, dichiarò: “Nessuno ha intenzione di costruire un muro”. Probabilmente parlava degli altri, dell’umanità (che sicuramente non lo voleva), non di certo della  reale intenzione del suo governo.

La costruzione della barriera era arrivata al culmine di un processo storico lungo sedici anni. Nel 1945, poco prima della fine della seconda guerra mondiale, nel corso della conferenza di Jalta, era stata decisa la divisione di Berlino in quattro settori controllati e amministrati da Unione Sovietica, Usa, Regno Unito e Francia. Nel 1948, il "Blocco di Berlino" da parte dell'Urss, portò all'attuazione del Ponte aereo da parte degli alleati per rifornire di viveri e generi di prima necessità i tre settori occidentali. Uno straordinario sforzo militare, che durerà ben 462 giorni. Centinaia e centinaia di aeroplani, chiamati dalla popolazione locale "Rosinenbomber" (bombardieri d'uva passa), trasportarono una enorme varietà di provviste, da interi container pieni carbone e medicinali a piccoli pacchetti di caramelle per i bambini. Gli ammalati gravi vennero evacuati dalla città. Furono effettuati 278.228 voli, trasportando, tra l’altro, 1.500.000 tonnellate di carbone per riscaldamento e produzione di energia elettrica, dando vita al più grande trasporto umanitario della storia. All'apice dell'operazione atterravano a Berlino 1.398 voli ogni 24 ore. L'Unione Sovietica tolse il blocco il 12 maggio 1949. Il ponte aereo continuò fino al 30 settembre, con l’intenzione di dare alla comunità scorte sufficienti in caso di una nuova opposizione aerea.

Dal 1949 i tre settori controllati da Stati Uniti d'America, Francia e Gran Bretagna erano di fatto una parte di Germania Ovest completamente circondata dalla Germania Est. Le cose peggiorarono quando il confine venne chiuso nel 1952. Si calcolò comunque che almeno 2,5 milioni di tedeschi dell'est passarono ad ovest tra il 1949 e il 1961, fino a quando fu possibile.

Per fermare l'esodo, nonostante tra il 1958 e il 1959 fossero state avviate dei dialoghi internazionali per risolvere la questione berlinese, la Germania Est iniziò la costruzione di una separazione controllata. Ben presto il filo spinato fu sostituito da una barriera di cemento di circa tre metri di altezza, maturando così un dramma terribile e angosciante per intere famiglie e amici. Fu l’atto conclusivo di anni di contrapposizione. La divisione del mondo in due blocchi trovò così la sua realizzazione materiale e visiva. Il 15 Agosto 1961, Conrad Schumann, soldato della repubblica democratica tedesca. approfittando di un momento di distrazione, saltò il filo spinato. Il balzo fu immortalato da foto e sequenze filmate che fecero il giro del mondo. Diventò una delle icone di quegli anni. Da quell’estate, la Volkspolizei, la Polizia della Germania democratica, si renderà responsabile dell’uccisione di oltre 130 berlinesi che cercavano di varcare il confine. Uno di questi diventerà un martire della libertà. Si chiamava Peter Fechter, aveva 18 anni (leggi l’articolo).

Il Muro di Berlino verrà abbattuto nel novembre del 1989. Tuttavia la consumazione di quella sofferenza non è servita al mondo per comprendere. Ancora oggi tanti steccati materiali, di confine e culturali dividono stati e coscienze. Basti ricordare quelli sorti tra India e Bangladesh, tra Israele e Palestina, tra Botswana e Zimbabwe, tra Yemen e Arabia Saudita e qui vicino, tra Ungheria e Serbia.

Grande è ancora il cammino dell'umanità - purtroppo - per convivere oltre il pregiudizio, le guerre, la contrapposizione o l'odio di parte.

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