I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi e migliorano la tua esperienza di navigazione. Cliccando sul pulsante Accetto presti il consenso all'uso dei cookie non solo tecnici, ma anche di profilazione e di terze parti. Per maggiori informazioni puoi comunque leggere l'informativa estesa.

Vittorio De Sica, l’artista che creava capolavori dalla dignità umana

ACCADDE OGGI – Il 13 novembre del 1974 scompare uno dei padri della cinematografia italiana, capace di 4 Oscar

ilmamilio.it

Il 13 novembre del 1974, a Neuilly sur Seine, finiva l'esistenza di Vittorio De Sica, uno dei massimi innovatori del cinema mondiale del dopoguerra. A 73 anni si spegneva un volto popolare, un maestro assoluto della nostra cultura. Attore in centinaia di pellicole, regista di oltre trenta lungometraggi e film, riusciva a mettere insieme tutto: la commedia brillante, la denuncia sociale, la fantasia, i sentimenti degli ultimi e la cialtroneria di una certa borghesia. De Sica è stato il Cinema  - con la C maiuscola - per gran parte della nostra storia nazionale. Prima da ragazzo un po' guascone, sciupafemmine e di buoni sentimenti di quelle pellicole anni trenta che gli favorirono una popolarità trasversale, quindi come regista, ove esplose in una creatività innovativa fino alle raffinatezze che lo portarono, negli ultimi anni di vita, ad un nuovo Oscar grazie ad un film intenso come "Il giardino dei Finzi Contini". 

De Sica studiò a Napoli fino all'età di quindici anni, poi si trasferì a Roma con la famiglia dove ottenne il diploma di ragioniere. Sin da studente cominciò a frequentare l'ambiente teatrale, a mettersi i mostra come attore. Nel 1926 l'esordio nel cinema, quindi un'ascesa lunga e constante. Due pellicole tra le tante: "Gli uomini che mascalzoni!" e "Grandi Magazzini". Dotato di grande talento anche nella recitazione, negli anni della guerra, insieme a Roberto Rossellini ed altri, diventò il caposcuola del 'Neorealismo', periodo in cui uscirono "I bambini ci guardano" (1942), "Sciuscià" (1946), "Ladri Di Biciclette" (1948). Per questi ultimi due titoli vinse l'Oscar, ma sopratutto il cinema italiano entrò nel panorama internazionale per la sua capacità di mostrare la condizione umana di quegli anni difficili.

De Sica aveva il grande dono di saper far ridere e far piangere, pensare e divagare. Diede vita a capolavori come “Umberto D.”, "La Ciociara", "Ieri, oggi, domani". La comicità, la drammaticità, il sogno, la realtà più crudele. Tutti momenti, questi, che nell’artista si sposarono e maturarono continuamente, anche alternandosi, ma senza essere banale, ammiccante nei confronti della platea pur donandosi ad essa con la massima cortesia ed educazione.

Patrimonio italiano e del mondo, De Sica, che era di origini ciociare, ebbe la straordinaria intuizione di raccontare il mondo della provincia e quello della città, di disegnare gli isolati o i soggetti particolari dell'esistenza quotidiana, l'emarginazione, la solitudine, le difficoltà di rialzarsi in piedi dopo le rovine della guerra. Mise Roma, l'amata Napoli o Milano al centro di una serie di intuizioni che nessuno vedeva o poteva immaginare, misurando la sintesi tra la vergogna e il sorriso con la stessa identica sensibilità.

Orson Welles disse del suo ''Sciuscià'' che era il più bel film del mondo. Non per caso vinse, in 50 anni di carriera, quattro Oscar, una Palma d’oro a Cannes e un Orso d’Oro a Berlino. Passato dentro all'epoca fascista e antifascista, nella ricostruzione e nel miracolo economico, mantenne sempre chiaro quale era lo scopo fondamentale del cinema. Pensando a De Sica, nell'immediato, ci viene in mente una scena celeberrima di uno dei suoi film migliori, ''Miracolo a Milano'', dove la storia si sviluppa come una favola in una città che in quegli anni romba come un motore nel cuore della ripresa. Il protagonista è un ragazzo orfano che sogna un mondo dove ''buongiorno voglia davvero dire buongiorno''. E' proprio il giovane, che facendo amicizia con dei barboni, scopre l'amore e si fidanza. Guiderà lui, in una piazza del Duomo affollata di netturbini a cui vengono rubate le scope, il generoso volo a cavallo delle stesse verso il cielo, verso quel mondo desiderato ed immaginato.

Un modo di offrire agli ultimi la loro vittoria e la loro dignità, la speranza nell'avvenire e la giusta dimensione nella considerazione dell'umanità a volte un po' troppo distratta. La scena del mitico decollo ispirerà in seguito anche Steven Spielberg per la sequenza dei ragazzini sulle biciclette volanti di ''E.T.''.

Poetico, capace di grandi tenerezze ed ironie pungenti, osservatore delle persone comuni, grande divulgatore della profondità umana, De Sica aveva grazia ed eleganza. Due valori che hanno lasciato impronte intatte: visibili e immortali.