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9 novembre 1989: quando venne giù il Muro d’Europa grazie alla domanda di un giornalista italiano

Risultati immagini per abbraccio muro di berlinoACCADDE OGGI - Il crollo del Muro di Berlino. Un giorno, all'improvviso

ilmamilio.it

Il parlamento italiano, con la legge del 15 aprile 2005, ha dichiarato il 9 novembre "Giorno della libertà" quale ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo e auspicio di democrazia per le popolazioni assoggettate al totalitarismo.

Adam Michnik, politico polacco, dissidente anticomunista, ha ricordato: "Se chiediamo a Washington, diranno che è caduto per merito di Reagan. Se a Mosca, per Gorbaciov. Se in Vaticano, per Karol Wojtyla. Se a Berlino, per merito di Kohl. Se a Varsavia, per merito nostro. Per me ha cominciato a cadere a Danzica, quando la protesta degli operai di Solidarnosc sancì la fine del comunismo: erano dei proletari che protestavano contro la dittatura del proletariato”. Di anni ne sono passati, e tutti si sono attribuiti un merito. Di sicuro c’è che il Muro di Berlino finì, all’improvviso, quando nessuno, o quasi, se lo aspettava.

Il 9 novembre 1989 nella sala stampa del comitato centrale della Sed (il partito socialista unitario), un giornalista italiano, Riccardo Ehrman, corrispondente Ansa, fece una domanda tecnica su quando il nuovo regolamento sui transiti tra le due Germanie sarebbe entrato in funzione. La domanda non nacque a caso. Il direttore dell'agenzia di informazione della Germania dell'Est la sera prima aveva rivelato al giornalista italiano che era in corso un grande dibattito nel gruppo dirigente del partito comunista della DDR: il giorno prima si erano decise graduali aperture nella legge di viaggio che di fatto impediva l'espatrio ai cittadini tedesco-orientali, ma sulle modalità c'era ancora uno scontro sotterraneo.

A rispondere alla domanda di Ehrman fu il responsabile dell'informazione del partito, Günter Schabowski, il quale disse una frase passata alla storia: "A quanto ne so io, subito, da ora". Poche parole dettate dalla poca informazione sulla vicenda e sulla precarietà della linea politica da assumere al momento. Tuttavia l'affermazione ebbe un'eco immediata: moltissime persone si recarono presso il muro, interpretando l'annuncio come la decisione di aprire il confine. I checkpoint non fecero resistenza e una massa di berlinesi dell'est si riversarono ad ovest. Fini così un’era di divisioni.

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Il 9 novembre del 1989, per chi c'era, per chi l'ha vissuta, è una delle date più importanti della storia contemporanea. Anni prima c'era una canzone dei Pink Floyd, "The Wall", che intonava: ''Non è facile gettare il nostro cuore oltre quel maledetto muro. Ma un giorno, mano nella mano, lo oltrepasseremo''. Così fu.

Berlino e quella sera. La sera in cui la magìa della libertà, con il suo carico di fascino, attraversò finalmente e follemente l'ovest e l'est, i berlinesi tutti, dentro una città sommersa dai colori, dalle emozioni, dalle rivincite e dalle speranze. Fu una serata di clacson per le strade, di applausi, di balli collettivi e di abbracci. Gli abbracci di chi non s'era visto per trent'anni, magari, diviso dall'odio e dalla politica, dalla guerra fredda e dalle armi, da chi ti governava, da chi ti opprimeva, da chi ti negava il diritto alla parola e alla felicità. Una coda di corpi in fila verso la Porta di Brandeburgo, la musica di Chopin nella metropolitana, la birra gratis, i baci sulle labbra tra sconosciuti, il poliziotto dell'Est che regala una rosa a una ragazza dell'Ovest. Tutto in una notte. E noi davanti alla televisione, a vedere quel ragazzo con un ombrello seduto sopra la pietra grigia che non s'arrende agli idranti e non scende perchè quella è la sua sera.

Implose in quelle ore, quasi evaporando, la Repubblica democratica tedesca (Ddr), avamposto e simbolo della contrapposizione con l'Occidente. Crollò una linea di cemento armato alta quattro metri e lunga 155 chilometri, una cosa cieca e buia oltre la quale non si poteva andare, se non a rischio della morte. Eretto in una notte, il Muro viene giù con lo stesso tempo. Non ci saranno più i ''vopos'', non ci saranno più le armi. Solo pezzi di cemento, lasciati qua e là.

Il 1989 si portò via con sé tutto, compresa la sconfitta dei sovietici a Kabul, il ragazzo che con le buste della spesa si oppone ai carri armati a Pechino, la fine del regime rumeno. L'Est diventò Europa. Quel 9 novembre, verso sera, il mondo cambiò verso.

A nessuno importò sapere come e perchè si concluse tutto. Ma a tutti vennero in mente gli esempi che ci avevano portato fin lì. Rievocarono nelle orecchie le parole del Presidente Americano JF Kennedy, pochi mesi prima di essere assassinato, quando nei pressi della Porta di Brandeburgo, il 26 giugno 1963, teso verso la folla ispirò la volontà di milioni di europei di oltrepassare le barriere: “C’è gente nel mondo che davvero non capisce, o dice di non capire, quale sia il grande problema tra il mondo libero ed il mondo comunista: fateli venire a Berlino! Esistono persone che dicono che il comunismo è l’onda del futuro: fateli venire a Berlino! Esistono persone che dicono che, in Europa come altrove, possiamo collaborare con i comunisti: fateli venire a Berlino! La Libertà ha molte difficoltà e la Democrazia non è perfetta. Ma noi non abbiamo mai dovuto alzare un muro per impedire alla nostra gente di fuggire. Tutti gli uomini liberi, ovunque vivano, sono oggi cittadini di Berlino. E quindi, in quanto uomo libero, posso dire con orgoglio che “Ich bin ein Berliner!”.

Ma sopratutto, in fondo al pozzo della storia, qualcuno si ricordò di Conrad Schumann, soldato della repubblica democratica tedesca. Il 15 agosto del 1961, mentre era in costruzione il Muro di Berlino, approfittando di un momento di distrazione dei colleghi militari, saltò il filo spinato. Il balzo fu immortalato da una fotografia che fece il giro del mondo e diventò una delle icone della Guerra Fredda. Il 20 giugno del 1998 si è suicidato impiccandosi ad un albero vicino alla sua casa nel villaggio di Kipfienberg, in Baviera. Di lui è rimasta un'impronta indelebile che ha significato per decenni quel valore indissolubile ed eterno per il quale si lotterà sempre. Fino alla fine del mondo.

Il 9 novembre 1989 l’umanità si buttò dentro una nuova illusione. Immaginò un'altra Europa. Migliore, unita. La storia, purtroppo, ha disatteso la speranza. Tuttavia indelebili rimarranno le ore in cui il mondo apprese che il muro che divideva la Patria comune era finalmente caduto sotto il peso di un ideale stanco e sfinito. Un evento epocale, straordinario, che portò nelle case immagini di gioia, di una gioventù festosa e di un popolo che si ritrovava.

Ricordare vuol dire non disperdere. Ricordare vuol dire non rinunciare.