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Carlo Martello, la battaglia di Poitiers, i Mori e Fabrizio De Andrè. Tra leggende, storia e musica

ACCADDE OGGI - l'11 ottobre 702 (ma sulla data c'è dibattito) la battaglia definita spartiacque della narrazione europea (anche se i pareri negli anni si sono divisi). Una canzone, nel 1963, ha aiutato una rilettura ironica dell'evento ancor oggi straordinaria 

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L’11 ottobre 702 (tra le date ipotizzate anche il 10, il 17 e il 25) venne combattuta, nei pressi di Poitiers in Francia, nella regione della Nuova Aquitania. una battaglia tra l’esercito franco e un’armata di Mori. Gli uomini di Carlo Martello sconfissero i musulmani, uccidendone il capo, Abd-ar-Rahman. Le cronache dell’epoca parlarono di 30mila soldati rimasti uccisi in battaglia. Alcune ricerche storiche hanno ridimensionato l’entità dello scontro. Non è mai stata sminuito, invece, l’importanza dell'evento. Per alcuni rappresenta il grande freno all’espansione musulmana nell’Europa settentrionale. Anche qui, però, nel corso degli anni, la percezione dello scontro ha trovato pareri contraddittori.

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Tuttavia Poitiers, oltre ad un evento storico e leggendario, è diventato nel tempo un bivio culturale che è arrivato fino alla storia contemporanea. Sopratutto grazie ad un canzone mirabilmente composta dalle parole di Paolo Villaggio e dalla musica di Fabrizio De Andrè. Un balzo di oltre 1200 anni che nacque in una giornata di pioggia del novembre del 1962, in via Bovio. “Eravamo tutti e due in attesa del parto delle nostre signore, che poi partorirono lo stesso giorno, infatti Cristiano e il mio Pierfrancesco sono “gemelli” - ricorderà Villaggio - ebbene, forse per distrarci o per passare il tempo, Fabrizio con la chitarra mi fece ascoltare una melodia, una specie di inno da corno inglese e io, che sono di una cultura immensa, cioè in realtà sono maniaco di Storia, ho pensato subito di scrivere le parole ispirandomi a Carlo Martello re dei Franchi che torna dalla battaglia di Poitiers, un episodio dell’ottavo secolo d.C. tra i più importanti della storia europea visto che quella battaglia servì a fermare l’avanzata, fino ad allora inarrestabile, dell’Islam. Senza Carlo Martello sarebbe stata diversa la storia dell’Europa”.

La penna e la creatività di Villaggio e la musica dell’anarchico De Andrè partorirono (rimanendo in tema con il clima familiare) un’altra storia che partendo dal mito si rivoltava nella dissacrante evoluzione di un ritratto, quello del ‘maestro di palazzo’ del Re dei merovingi Carlo Martello, che resterà nei decenni a causa di questa straordinaria vena goliardica ed ironica.

Così, nel breve spazio di poco più di cinque minuti, il salvatore del vecchio continente si trasformò in un uomo con delle necessità carnali più pressanti, un po' iracondo e un po' spilorcio.

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La canzone non ebbe un grande successo, fu poco compresa. Villaggio non era famoso e De Andrè non aveva ancora inciso ‘La canzone di Marinella’. Un pretore però li querelò perché considerò immorale il brano. Il verso “è mai possibile, o porco di un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane” fu considerato eccessivo, persino da reato.

La fama del 'Maior domus' Carlo Martello, in qualche misura, deve qualcosa a Villaggio e De Andrè, affascinati dal periodo medioevale. Il brano ha aiutato considerevolmente, in epoca recente, con il passare degli anni, la memoria della battaglia. Carlo Martello, a seguito della morte del re Teodorico IV, cinque anni dopo la battaglia di Poitiers, esercitò il potere regale (737-741). Secondo gli storici non ne aveva neanche il titolo. Poitiers, secondo alcune letture e revisioni, non fu determinante. I musulmani, infatti, si ritirarono col favore delle tenebre.

La minaccia delle invasioni non si fermò. Un decennio dopo, raccontano le cronache, gli Arabi conquistarono Avignone. Non si spinsero più a nord. In questo senso, effettivamente, sotto il profilo strategico, quella dell'11 ottobre 702 fu una vittoria. Carlo Martello mise le basi per il futuro imperiale. Poco dopo ci pensò suo nipote, Carlo Magno, a portare a compimento il progetto.

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Poitiers, leggendola per intero, ha comunque un forte significato simbolico. Il monaco Isidoro Pacensis usò per la prima volta, ricordando questo evento,  l'aggettivo "europei" per attribuire un'identità collettiva ai guerrieri che avevano fermato gli invasori musulmani. Un altro religioso, il monaco irlandese San Colombano, nel VI secolo, secondo alcune attribuzioni storiche, fu il primo ad usare il termine "Europa". V

icende che si legano tra loro straordinariamente in quella rete di vie che è la storia dell’uomo nei secoli. Una storia capace di raccontarci di una battaglia e di portarci da due amici genovesi intenti a riscrivere e immortalare a modo loro, tra pezzi di carta e una chitarra, un episodio così importante.