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Un Picchio verde, un Gheppio e un Falco pecchiaiolo recuperati dai Guardiaparco dei Castelli Romani



ROCCA DI PAPA (attualità) - Continua il lavoro degli operatori ambientali

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Un Picchio verde, un Gheppio e un Falco pecchiaiolo sono stati consegnati alcuni giorni fa dai Guardiaparco al CRFS Lipu di Roma. Il primo con una lussazione, che molto probabilmente si è procurato esercitandosi nel volo, l’altro invece è risultato intossicato. Il Falco pecchiaiolo, pur non riportando ferite è stato trovato tramortito a terra, ma dopo un pò di riposo è riuscito di nuovo a volare.

Capita spesso durante la stagione primaverile, camminando nei sentieri del Parco ma anche se si possiede un giardino, di imbattersi in nidiacei caduti dal nido o in esemplari giovani che durante il primo approccio con il volo, incorrono in incidenti di percorso. La Lipu spiega che prima di soccorrerli, si deve valutare la situazione e se l’esemplare è ferito o in pericolo (per la prossimità di una strada o di un predatore) è necessario l’intervento dell’uomo, se invece non è presente un pericolo reale l’animale deve essere lasciato dov’è, anche se incapace di volare. I pulli spesso abbandonano il nido che non sanno ancora volare alla perfezione, questi animali non sono abbandonati ma accuditi dai genitori, che li accompagnano nella graduale autonomia. Dunque, raccogliere uno di questi nidiacei significa strapparlo alle cure dei genitori, sicuramente più valide del più esperto e attento veterinario.

Se poi si trova effettivamente un esemplare ferito o in difficoltà, si può portare presso un Centro Recupero Lipu, dove operatori specializzati, volontari e veterinari, presteranno le cure adeguate fino al rilascio in natura.

Fotografie di Sandra Nardi e Emanuele De Lellis

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A Pavona 800 bambini senza pediatra. "Costretti all'esodo in altri comuni"

pediatramamilio.jpgALBANO LAZIALE (attualità) - il commento alla vicenda della Dott.ssa Titti Foti, storica pediatra pavonese 
 
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Pavona rischia di restare senza un pediatra di libera scelta e oltre 800 bambini sarebbero costretti ad essere redistribuiti tra vari medici dei Castelli Romani. E’ questa la prospettiva per tante famiglie della popolosa frazione di Albano Laziale, se la Asl Roma 6 non indirà una Zona Carente Straordinaria.  
 
Perdere un pediatra che segue un bambino dalla nascita, in un momento particolarmente delicato della crescita, non solo sarebbe una perdita in termini di conoscenza clinica ma rappresenterebbe una rottura traumatica per uno dei rapporti fiduciari più importanti per una famiglia, oltre che un depauperamento di un fondamentale presidio di medicina territoriale, la cui centralità nel sistema sanitario sta emergendo prepotentemente in questi mesi di pandemia.
 
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Fino a due anni fa Pavona era servita da tre pediatri di base, che avevano raggiunto o superato il numero massimo di 800 assistiti ciascuno. Ora, con il trasferimento di uno ed il pensionamento di un’altra, ne resterebbe uno soltanto, locato nel Comune di Castel Gandolfo. 
 
 
Gli indubbi disagi che si manifesterebbero con l’esodo di oltre 800 bambini, smistati come pacchi nelle liste di altri medici nei Comuni limitrofi, potrebbero essere annullati se la Asl Roma 6 dichiari Pavona Zona Carente Straordinaria. Un provvedimento questo fortemente voluto dalle famiglie e da alcuni pediatri, che però la Asl non sembra intenzionata a prendere in considerazione. 
 
 
La ragione di questo,sarebbe la mancanza di un numero sufficiente di bambini under 12 su quel territorio.
 
A ciò replicano le mamme ed alcuni pediatri, insieme ad alcuni sindacati dei medici, secondo cui ci sarebbe ugualmente la possibilità di procedere nel pieno rispetto delle regole alla risoluzione di questa problematica, senza sradicare i bambini dalle cure dei loro medici. A tal proposito è stata attivata in questi giorni una raccolta firme da sottoporre alla dirigenza della Asl Roma 6.
 
Questo il commento alla vicenda della Dott.ssa Titti Foti, storica pediatra pavonese e tra le promotrici della raccolta: “Noi non poniamo alcuna questione personalistica, ma vogliamo che non sia privata Pavona di uno dei presidi di medicina territoriale più importante. Non vogliamo che le famiglie di Pavona, oltre all’emergenza sanitaria dovuta al Covid, la conseguente crisi economica e l’impatto psicologico, debbano subire un ulteriore disagio, scaricato per di più sui più deboli, ossia sui bambini. La Asl si deve assumere le sue responsabilità davanti a tutti i cittadini di Pavona, spiegando loro i motivi di una scelta che ad oggi apparirebbe inutilmente punitiva. Dopo la raccolta firme stiamo valutando le modalità più consone per dare continuità alla nostra mobilitazione, che sta ricevendo grande apprezzamento tra i cittadini”. 


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