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Rocca Priora – Angelo Raponi, ex assessore al Bilancio dell’Udc di Rocca Priora, ha messo nero su bianco impressioni, motivazioni e giudizi sulla fine del governo Spoto con un editoriale sul settimanale locale “Murales”, da lui diretto. Una disamina dei fatti visti da un’ottica molto chiara e che merita, quindi, di essere riportata. “I fatti ormai li conosciamo tutti”, scrive Raponi. “Il Sindaco irrompe prepotentemente nella competizione provinciale, rivendicando le ragioni della sua parte politica e mortificando quelle dei suoi alleati che pure lo avevano sostenuto su un accordo preciso di non candidare alcuno. Ha attorno a se il consenso di tutti coloro che avevano partecipato alla costruzione del patto di governo e che avrebbero dovuto richiamarlo al rispetto di esso. Forte della carica di primo cittadino ridicolizza l'alleato, ostenta baldanzosamente la sicurezza della vittoria, incappa in una sonora e scontata sconfitta e impedisce, con la complicità di qualche esponente romano, l'elezione del candidato che aveva la vittoria in pugno, se solo ci si fosse attenuti alle promesse fatte. Finita la festa, gabbato la santo, si torna con i piedi per terra, al governo del paese insieme agli antichi alleati. Il PdL, questo nuovo soggetto politico che aleggia come un fantasma nelle stanze di Castel Savelli, non parla, non si esprime, non riesce a superare una crisi di identità inevitabile per la frantumazione e le diversità delle forze convergenti. Un silenzio tombale rispetto alla loquacità dei singoli, che alternano promesse ammiccanti e minacce velate di epurazioni, come se fossero i dispensatori del bene e del male. "Abbiamo scelto la via del silenzio" dicono ancora adesso questi casti cuccioletti giocherelloni, che non fanno male a nessuno, che tacciono quando debbono parlare e urlano quando debbono tacere. E zitti zitti, quatti quatti, ti diramano un ordine del giorno di Consiglio Comunale, eludendo ogni spiegazione, forti della copertura romana”. Raponi continua: “Duri e puri, moderni balilla in versione berlusconiana, occupano ridenti l'aula consiliare. Trasudano certezze da tutti i pori. Sono pochi ma buoni, di pura razza ariana. Hanno perduto tutto, la fiducia, la faccia, la dignità ma continuano a fare proclami mentre incassano una sconfitta appresso all'altra. Non hanno la sensibilità per capire e continuano imperterriti fino a quando il Consiglio Comunale non gli ammolla un sonoro schiaffane. Restano attoniti e sorpresi: chi osa opporsi all'avanzata dei casti e puri, all'intellighentia del paese, al nuovo che avanza? Il Consiglio Comunale! E chi è costui? Provano a forzare ma debbono desistere. Non si può andare oltre. Lo dice anche il fido scudiere. Il Consiglio Comunale pensava di aver provocato una riflessione, per riprendere le fila. Ma che! Neanche ventiquattrore ed eccoti l'invito per partecipare al Consiglio in prima e seconda convocazione. È troppo. Veramente questi sono troppo forti! A Rocca Priora sono sprecati. Meglio a casa. E così fu. Una maggioranza squallida ha deciso di mandarli a casa. Si abbattono su di essa gli anatemi dei giusti: "La casta incappucciata è uscita allo scoperto "; "Ora se avete coraggio presentatevi insieme alle prossime elezioni comunali "; "Noi con Spoto e senza nessuno di voi continueremo... ". Ma non ve le prendete queste arrabbiature. Potete fare tutto quello che volete. Con una avvertenza importante: in democrazia per governare ci vuole la maggioranza. La frusta non è più di moda”. Un intervento ironico e pungente che rende bene l’idea del clima che ha generato la crisi di governo e quindi il naufragio della giunta di centrodestra a Rocca Priora
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