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SE i Castelli restano la méta preferita
dei gitanti domenicali e festivi, Grottaferrata si conferma
la regina della ristorazione. Una palma che la città
dell’Abbazia ha nel corso di questi ultimi anni strappato
alla più blasonata Frascati e che, anche in queste
festività natalizie, ha trovato puntuale conferma.
Migliaia di romani hanno affollato i ristoranti e le trattorie
di Grottaferrata, motivando indirettamente anche la scelta
operata dalla guida gourmet di Colline Romane che ha inserito
nelle proprie pagine 10 ristoranti della città. Il
settore insomma tira bene anche se sarà bene non
tirare troppo la corda. Il rischio, anche a fronte di un
calo di prenotazioni per il veglione di fine anno, è
quello di tirare troppo la corda. Non sempre, ed in questo
la mancanza di un’associazione di categoria si fa
sentire, qualità e prezzo sono adeguati all’offerta:
il rischio è che insomma il nome “Grottaferrata”,
oggi associato alla buona cucina e ad una qualità
di vita superiore agli standard capitolini (spesso però
con abuso di fiducia), possa consentire ad operatori troppo
scaltri di approfittare della clientela. O, ugualmente,
ad un settore oggi sulla cresta dell’onda di invertire
un trend qualitativo in crescita, deprimendo la qualità
in favore della quantità. Un rischio che Frascati
ha già sperimentato e finito col pagare a caro prezzo.
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