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VENERDI’ scorso si è tenuto, presso l'aula magna dell'istituto professionale di stato “Maffeo Pantaleoni” di Frascati, un incontro tra gli studenti lo scrittore Paolo Munarin, autore del libro “Acqua luce BUM!Il Vajont che non ricordo”.
L'evento è stato il risultato di un anno di letture, analisi, studi sulla tragedia del Vajont avvenuta nella notte del nove ottobre 1963, tragedia che molti dei ragazzi non conoscevano. L’enorme massa d'acqua, valutabile attorno ai 300 milioni di metri cubi, che si sollevò a seguito dell'impatto della frana del monte Toc provocò, purtroppo, molte più vittime che feriti. Il loro numero superò, anche se di poco, le 1900 unità (1909 secondo fonti attendibili e le cifre non sono mai comunque state ufficializzare definitivamente). L’80% delle vittime si registrò lungo la valle del Piave, tra il centro di Longarone, capoluogo di Comune, praticamente distrutto, e le frazioni vicine di Rivalta, Pirago, Faè e Villanova (1450 morti). Un po’ più a monte, nel Comune di Castellavazzo, si registrarono 109 vittime; Codissago fu il paese più colpito. Nella Valle del Vajont i due centri di Erto e Casso furono risparmiati dalla furia delle acque, ma non così le frazioni vicine (158 morti a Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino). Il cantiere della diga, ancora operativo, e che sorgeva proprio a ridosso della costruzione, fu anch'esso travolto e con esso le 54 persone addette ai lavori. A queste vittime vanno aggiunte circa 150 persone originarie di altri comuni.
Alcuni docenti del “Pantaleoni” hanno sentito l'esigenza di far sì che i nostri ragazzi conoscessero una vicenda così tragicamente famosa in passato e l'autore ha raccontato la sua esperienza di sopravvissuto che, avendo all'epoca solo venti mesi , ha potuto ripercorrere la vicenda attraverso il ricordo di parenti e amici. E' stato emozionante percepire negli studenti un senso di smarrimento nell'ascoltare il racconto di una tale tragedia avvenuta solo ed esclusivamente per l'avidità dell'essere umano. L'obiettivo del lavoro svolto al “Pantaleoni” si può riassumere con le parole stesse dell'autore che dice “Non guardatevi fuori, guardatevi dentro!” e molti degli alunni hanno fatto proprio questo anche grazie alla lettura del libro di Munarin così emozionante e struggente.
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Un momento dell'incontro |
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Un'immagine d'epoca |
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