Lazio, chiusura amara. Stagione da incorniciare ma...

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FRASCATI (calcio) - La sconfitta di Crotone, quarta di fila, rovina un po' un campionato sopra le righe. Ora occhio al futuro

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Una stagione da incorniciare, soprattutto per come era iniziata: con la panchina affidata all'ex campione d'Italia Simone Inzaghi ritenuto (a gran torto, alla prova del campo) un ripiego, la soluzione "interna" da quattro soldi dopo il balletto di Bielsa.

Ed invece Simone ha dimostrato di avere 3 caratteristiche che ne hanno fatto uno dei tecnici più apprezzati della stagione e, allo stesso tempo, l'allenatore ideale per la Lazio.

Primo: l'umiltà del debuttante, l'entrare in punta di piedi senza mai imporre quell'egocentrisimo e quel protagonismo tipici di molti volti del nostro calcio.

Secondo: la capacità di far giocare la Lazio con concretezza e con sagacia. Nessun volo pindarico, solo tanta intelligenza tattica e tecnica. Ottimizzando il materiale umano a disposizione (complessivamente non eccezionale ma neanche così scarso) e ricorrendo alla classica "palla in tribuna" quando necessario.

Terzo ed essenziale: l'attaccamento alla maglia, alla SS Lazio. Caratteristica più unica che rara soprattutto ai giorni nostri.

Quella 2016-17 resterà la stagione della nuova vittoria contro la Roma nella doppia sfida di coppa Italia e del ritorno al successo nel derby di campionato. Ma anche il campionato del 23 gol di Ciro Immobile: un marcatore così prolifico mancava da tempo.

Bene così, stagione da incorniciare ma...

Ma è mancata la ciliegina sulla torta (quella che rende la stagine straordinaria) della coppa Italia. La Juve si è dimostrata imbattibile, è vero. Ma forse, col senno del poi, qualcosina in più poteva essere fatto.

La Lazio nelle ultime 3 gare di campionato ha mollato. Un po' troppo. Passi per la sconfitta di Firenze, propedeutica alla finale di coppa, ma il ko interno contro l'Inter grida vendetta. La Lazio ha regalato 6 punti ad una mezza squadra, ad un undici nerazzurro quest'anno mediocre. Eppure la Lazio ne esce con 6 gol presi, 1 fatto (su rigore...) e tutti i punti a disposizione regalati alla controparte. Troppo.

La sconfitta di Crotone di ieri ci può stare. Ma una squadra matura, pronta, maiuscola, non lascia nulla. Neanche il sogno salvezza (centrato) a chi aveva senza dubbio molte più motivazioni.

La sensazione è che insomma il quinto posto sia classifica finale ingiusta per una squadra che ha corso tanto salvo poi mollare in vista del traguardo.

L'Europa è comunque riconquistata e la speranza è quella che, per una volta, la società sappia smentire se stessa e regalare ai tifosi una nuova stagione di belle speranze. Almeno quelle, prima di poter rialzare un trofeo.