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Righetto, morire per Roma a 12 anni

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La vicenda di uno degli "arditi" che spegnevano le bombe gettandovisi sopra con uno straccio bagnato. A difesa della Repubblica Romana nel 1849. Mentre altrove si gioca alle strategie politiche, piccoli eroi del popolo inseguono la libertà

ROMA (03/03/11 – ore 8.45) - Giugno 1849. Righetto, un bambino di 12 anni, è sulla piccola spiaggia della “Renella”, sotto Ponte Sisto. Una bomba, lanciata dal fronte nemico, gli esplode tra le mani, troncandogli il respiro. La deflagrazione dilania anche il corpo di Sgrullarella, il suo cane. In questo tempo a Roma è ancora in vita la Repubblica Romana, sorta in seguito alla fuga di Papa Pio IX.

L’armata francese, che ha raccolto la richiesta da parte del Pontefice (nel frattempo rifugiatosi a Gaeta) di un immediato e necessario ritorno all’ordine, ha messo da giorni la città sotto assedio. Da tutta Italia, ma anche da nazioni confinanti e addirittura da stati d’oltreoceano, giungono giovani e adulti per presidiare e difendere l’avamposto di libertà creato dal popolo romano. Il mese di giugno coincide con la fase finale dello scontro tra repubblicani e francesi: la Repubblica, con la sua esperienza così umana e coraggiosa, sta per soccombere. Le forze in campo sono troppo squilibrate. Il generale Oudinot è riuscito ad occupare alcuni luoghi strategici di Roma. La città è vittima di continui e pesanti attacchi. In Trastevere, uno dei quartieri maggiormente colpiti, si distingue un gruppo di ragazzini, i quali escogitano un sistema rischiosissimo per difendere gli abitanti. Quando un ordigno piomba sul suolo, i giovani vi si gettano sopra, gridano “Bomba! Panza a tera!” e con uno straccio bagnato spengono la miccia. Righetto è il capo di questa banda di “arditi”. Non ha un padre e non ha madre. Non ha neanche una casa, forse, e lavora presso un fornaio per guadagnarsi un po’ da vivere.

La sua famiglia, dicono le poche cronache, è composta dalla sola cagnetta “Sgrullarella”, trovata nelle povere strade della città. La figura di Giuseppe Garibaldi eccita a tal punto Righetto da spingerlo a compiere le sue azioni temerarie, che alla fine gli costeranno la vita. Tuttavia il suo sacrificio non è stato vano. Nel 2005, sulla Passeggiata del Gianicolo, è stato inaugurato un monumento (copia de “L’audace”, scultura di Giovanni Strazza del 1851) che porta questa iscrizione: “A RIGHETTO GIOVANE TRASTEVERINO SIMBOLO DEI RAGAZZI CADUTI IN DIFESA DELLA GLORIOSA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849 - LA REGIONE LAZIO POSE 9 FEBBRAIO 2005 - ASSOCIAZIONE CULTURALE "GLI AMICI DI RIGHETTO" - COMUNE DI ROMA”. Un eroe della nostra Patria meno conosciuto e meno celebrato, ma non meno importante ed autentico.

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