BENVENUTI NEL SITO DOVE SONO CONSERVATI GLI ARTICOLI PUBBLICATI FINO AL 10 LUGLIO 2017

PER GLI ARTICOLI SUCCESSIVI CLICCA QUI >> QUI <<

Ernesto Picchioni il “mostro di Nerola”.

Valutazione attuale:  / 0

NEROLA - Nerola è un piccolo comune della Provincia Romana tagliato a metà dalla via Salaria, strada consolare che collega la capitale all’Adriatico. E’ un piccolo paese tranquillo, abitato da poche anime, protagonista a metà degli anni ’40 di alcuni fatti di cronaca nera che attirarono l’opinione pubblica nazionale.

Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale e l’Italia è ancora impegnata nel difficile compito di ricostruire un paese gravemente ferito dall’orrore degli avvenimenti bellici.

Una persona come tante, Pietro Monni, avvocato romano, scompare senza lasciare alcuna traccia fra il 5 e il 6 luglio del 1944, mentre percorreva in bicicletta la via Salaria in direzione di Ponterotto. Solo tre anni dopo, nel maggio del 1947, Alessandro Daddi, dipendente del Ministero della Difesa, partito da Roma alla volta di Contigliano in sella ad una bicicletta elettrica, scompare sempre sulla strada consolare, questa volta però, lasciando una traccia che fornisce una pista ai Carabinieri di Nerola.

C’è un uomo in paese che si è trasferito a Nerola nel 1944: Ernesto Picchioni. E’ sposato con Angela Lucarelli con la quale ha avuto quattro figli. In breve tempo l’uomo si fa conoscere all’interno della comunità per il suo brutto carattere, per la facilità con cui innesca animate discussioni con suoi concittadini e con cui minaccia chiunque anche in modo violento. L’aggressività del Picchioni lo porta nel 1946 a scontare sei mesi di galera per aver aggredito, colpendolo con una pietra alla testa, il proprietario del fondo in cui abita abusivamente.

Picchioni nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa del Daddi viene visto scorrazzare per il paese con una “cucciolo”, ossia una bicicletta elettrica identica a quella descritta ai Carabinieri di Nerola di proprietà dell’uomo scomparso. Il Maresciallo della Stazione locale fa la scelta giusta e invece di affrontare Picchioni, in possesso solo di un indizio così debole, si reca presso l’abitazione dell’uomo in sua assenza e mette alle strette la moglie Angela Lucarelli accusando lei di aver ucciso l’uomo scomparso il 3 maggio. La donna cede quasi immediatamente raccontando al militare che suo marito ha ucciso più volte e l’ha sempre minacciata di morte se solo avesse parlato. Ernesto Picchioni viene arrestato per l’omicidio di Alessandro Daddi.

Solo nel proseguio delle indagini, con le perquisizioni presso il suo podere verrà rinvenuto il corpo di Pietro Monni, identificato dalla moglie per la giacca ormai sporca di sangue indossata dal cadavere, permettendo di accomunare i due uomini scomparsi ad un tragico epilogo comune. Le dichiarazioni di Picchioni e della moglie porteranno alla luce un modus operandi omicidiario comune in tutti e due i casi da parte dell’uomo. Le vittime, percorrendo via Salaria all’altezza del km 47 hanno chiesto assistenza al Picchioni per problemi con i loro veicoli. In entrambi i casi l’assassino si è dimostrato disponibile facendo accomodare i due in casa, salvo poi ucciderli utilizzando nel ’44 una doppietta e nel ’47 una mazza ferrata e un coltello da cucina.

Ernesto Picchioni verrà subito soprannominato dalla cronaca il “mostro di Nerola” anche in considerazione di ulteriori elementi macabri emersi durante le indagini. Nel suo podere vennero ritrovate sepolte diverse carcasse di cani uccisi a colpi di fucile. La convinzione che non fossero solo due le vittime del mostro portò gli inquirenti a setacciare le campagne intorno a Nerola ritrovando il corpo di un bambino di tredici anni e di un uomo dai folti baffi senza però riuscire a ricondurre la morte all’azione dell’uomo.

“L’assassino del km 47” tentò di difendersi in aula adducendo un improbabile movente politico alle sue azioni, ma fu condannato a due ergastoli e ventisei anni di carcere. Morirà nel 1967 in carcere per arresto cardiaco.

 

Approfondimento bibliografico

Armati C., Selvetella Y., Roma Criminale, Newton & Compton Editori, Roma, 2005

Commenti   

 
#2 Ernesto sparalesto 2016-11-15 20:55
tazio de Velletri ma vattenne a farinculo
Citazione
 
 
#1 TAZIO DA VELLETRI 2015-09-21 20:53
Macché bicicletta elettrica, il Cucciolo era un motorino a 4 tempi (a benzina, visto che non ne sai molto) applicato con i relativi accessori (come il serbatoio per il carburante, ad esempio) alle biciclette di allora....
Citazione
 

Aggiungi commento

ilmamilio.it non si assume alcuna responsabilità sulla veridicità dei dati rilasciati dagli autori dei commenti nonchè delle informazioni riportate negli stessi.

Inoltre non sono ammessi insulti e volgarità per questo i commenti sono vagliati dalla Redazione


Codice di sicurezza
Aggiorna