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Leonarda Cianciulli. La serial killer di Correggio

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ROMA - Leonarda Cianciulli si liberava del corpo delle sue vittime tramite la saponificazione. Gli strumenti usati per gli omicidi sono conservati nel museo criminologico di Roma 

Siamo in un piccolo paese della provincia di Reggio Emilia alla fine del 1930: Correggio. Corre l’anno dell’entrata in guerra dell’Italia e gli abitanti del paesino sono persone modeste che, in molti casi, a stento riescono a sopravvivere. Fra dicembre 1939 e novembre 1940 tre donne decidono di partire da Correggio seguendo la possibilità di una vita migliore, destando lo stupore fra parenti e conoscenti. In ordine di tempo Faustina Setti di 73 anni pensionata, Francesca Soavi di 55 anni insegnante privata e Virginia Cacioppo di 59 anni ex cantante lirica, dichiarano di avere l’opportunità di cambiare vita e lasciano il luogo in cui vivono da tempo. Sono accomunate dal vivere sole e in condizioni economiche molto modeste. 

Inizialmente le partenze non destano l’attenzione delle forze dell’ordine, ma l’insistenza di una cara amica della Cacioppo porta all’avvio delle indagini. Da subito sembra chiaro che un ulteriore elemento accomuna queste tre donne, la conoscenza con Leonarda Cianciulli in Panfardi.

Questa donna vive a Correggio dal 1930, è di statura bassa, corporatura minuta, è sposata con Raffaele Panfardi con cui ha concepito tre figli, anche se ha avuto più di 15 gravidanze non portate a termine. In paese la conoscono perché è loquace, parla con tutti, regala dolci e biscotti. Una persona affabile e a detta degli abitanti disponibile anche a prestare soldi e a far firmare cambiali. Il marito è un dipendente pubblico che lavora presso l’ufficio del Registro e grazie a questa posizione la Cianciulli si fa forte nei confronti degli altri cittadini del paese. Al marito, che è tendenzialmente un uomo mite e riservato, si contrappone la moglie alla continua ricerca del miglioramento economico. Una famiglia, i Pansardi, che non ha problemi economici, tanto da potersi permettere una domestica: Nella.

Ma torniamo alla nostra storia. Gli investigatori si concentrano in particolare sugli avvenimenti che hanno contraddistinto le azioni della Cacioppo prima della partenza. In particolare cercano una pista sui soldi e i titoli di stato che la donna avrebbe ritirato per portarli con se. L’elemento di svolta delle indagini è proprio la comunicazione da parte della Banca D’Italia il 28 marzo 1941 di un titolo di stato che riporta sul bordo una piccola scritta con il nome Virginia Cacioppo. Il mistero si infittisce, ma solo per poco. Il titolo bancario è stato pagato ad un sacerdote Frattini Don Adelmo parroco di Villa San Prospero di Correggio, ma soprattutto ha un ruolo importante nella Curia di Reggio Emilia come economo dei beni vaticani. Sentito dagli investigatori spiega di essere allo scuro della provenienza del titolo di stato e di averlo ricevuto da Spinabelli Abelardo. Lo Spinabelli ha 57 anni, vive e lavora a Correggio e conferma di aver chiesto al sacerdote di farsi pagare il titolo di stato, il 30 novembre 1940 (giorno in cui sarebbe “partita” la Cacioppo). L’azione degli investigatori si fa più pressante su tutti i personaggi coinvolti, dalla Cianciulli e la sua famiglia, in particolare il figlio più grande Giuseppe, al parroco Don Frattini, al casaro Spinabelli, fino a Nella, donna di servizio di casa Pansardi.

Semplificando la complessità delle indagini, la realtà dei fatti supera la fantasia. Le tre donne non hanno mai lasciato il paesino della provincia emiliana, sono state tutte e tre uccise per la ragione che spinge a commettere la maggior parte dei reati: il denaro. Se il movente di questi omicidi è comune, lo sono molto meno le modalità con cui sono stati commessi e l’autore. La Cianciulli si rivela una personalità estremamente complessa, in grado di coinvolgere nei sui piani, manipolandole, diverse persone. Fenomenologicamente può considerarsi una assassina seriale per guadagno personale, orientata al controllo del potere.  L’eccezionalità di questa assassina è il fatto di essere una donna (statisticamente i serial killer sono in maggioranza uomini) e la capacità di ordire e gestire trame estremanete articolate. Si è spinta fino ad inviare cartoline, a firma della Soavi, da diversi luoghi del nord Italia, dopo la sua “partenza”, per allontanare eventuali sospetti. 

La Cianciulli è conosciuta anche come la Saponificatrice di Correggio. Il soprannome è stato motivato dall’assenza dei cadaveri delle vittime e dalla grande caldaia nella sua casa, descritta da Nella nelle deposizioni, come sempre accesa, il cui contenuto le rimaneva oscuro. Si diffuse l’idea che la Cianciulli avesse letteralmente sciolto le sue vittime preparando dolci e torte fatte mangiare ai suoi conoscenti. Se questa parte rimanda più al folklore mediatico che spesso accompagna atti efferati, è comunque un’evidenza investigativa che i corpi non sono mai stati trovati. Un’ipotesi avanzata dagli inquirenti che non trovò sufficiente riscontro durante le fasi processuali, fu il coinvolgimento diretto negli omicidi del figlio maggiore Giuseppe che avrebbe aiutato la madre ad uccidere e a disfarsi dei cadaveri. Ad aggiungere mistero a questa vicenda fu il rinvenimento, a casa di una parente della perpetua di Don Frattini, di un cuore di cemento. Al suo interno fu trovata una scatole di lucido da scarpe contenente diversi gioielli d’oro, spruzzati di sangue. La proprietà di questi oggetti verrà attribuita alla Cacioppo grazie alla testimonianza della sua amica. Durante una seconda perquisizione a casa della Cianciulli, emersero nascosti nel solaio, gli attrezzi usati per togliere la vita alle vittime ed infierire poi sui loro corpi: due scuri una piccola ed una più grande, un martello, un seghetto, una mannaia da cucina, un paiolo, e un recipiente con residui di cemento. Vicino questi arnesi fu trovata anche una pagina della Gazzetta dello Sport datata 2 dicembre 1940 sporca di color rosso sangue. Dopo il processo la Saponificatrice fu condannata a 30 anni di carcere e tre di manicomio per seminfermità mentale, mentre il figlio Giuseppe sarà assolto per insufficienza di prove, in primo grado e per non aver commesso il fatto, in secondo grado di giudizio. La Cianciulli visse in diversi istituti penitenziari e manicomi da Aversa a Pozzuoli dove restò fino alla sua morte nel 1970 a 74 anni. Rimane di lei un memoriale di più di settecento pagine, scritto negli anni trascorsi in manicomio dove la Saponificatrice, una delle poche Serial Killer italiane note, si racconta fra realtà, fantasia e menzogna. 

 

Approfondimenti sul tema

Sanvitale F., Mastronardi V.M., Leonarda Cianciulli. La Sapofinicatrice, Roma, Armando Editore, 2010

http://www.museocriminologico.it/

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