Giancarlo Caccarelli, la Lazio e la Samb

FRASCATI - Il fantasista frascatano ha alle spalle una carriera di primo piano. Oggi è il responsabile d

“Il futuro? E’ tutto nei settori giovanili”. Giancarlo Ceccarelli, classe 1956, è uno che di calcio e di futuro se ne intende. Quello scudetto conquistato con la Lazio Primavera ce l’ha ancora cucito sul petto: di anni ne sono passati tanti, di maglie anche. Di partite, poi, neanche a dirlo. Eppure quando nel 1973-’74 anche la Primavera di Paolo Carosi si cuciva il tricolore al petto, c’era anche lui in campo. Maglia numero 10 sulle spalle, chi l’ha visto giocare ne ricorda il fosforo e la corsa: con lui, in quella Lazio, gente come Lionello Manfredonia, Bruno Giordano, Stefano Di Chiara, Maurizio Montesi. Una super squadra. “Ogni giovedì - racconta Ceccarelli - svolgevamo la tradizionale partitella in famiglia contro la prima squadra: spesso Maestrelli mandava a dire a Carosi di rallentare il ritmo. Li mettevamo sotto eccome”.
Tutta gente che avrebbe fatto la sua bella carriera. Vice designato di D’Amico, in qualche modo  in antagonismo con Agostinelli, Giancarlo Ceccarelli era partito dall’oratorio di Capocroce. Poi la Lazio con gli allievi regionali di Cappella e quindi il grande palcoscenico. Con la maglia della prima squadra, resta quell’unica presenza nella semifinale di coppa Italia a Palermo. “Una sconfitta per 2-0 che ci costò la finalissima contro il Bologna”, ricorda.
Sinistro naturale, a 18 anni Giancarlo è pronto per il grande salto nel calcio professionistico. La Lazio lo gira al Brescia, in serie B. Nel frattempo per lui diverse presenze nella nazionale juniores e la bella esperienza ai campionati europei in Svizzera con l’Italia baby di Azeglio Vicini, ct della nazionale che poi nel 1990 avrebbe sfiorato il titolo mondiale nei campionati d’Italia.

Al Brescia di Angelillo Ceccarelli resta una sola stagione (76-77). Nel campionato successivo a volerlo da titolare è l’Avellino di Paolo Carosi che si ricorda di lui e lo chiama a dare una mano agli irpini. La stagione è trionfale: i biancoverdi volano dritti dritti in serie A e il successo vale a Carosi la panchina della Fiorentina. Il tecnico vorrebbe portarlo con sè ma in viola c’è un certo Giancarlo Antognoni e lo spazio sembra chiuso. “Lì - dice Ceccarelli - ho perso una grande occasione, perché all’Avellino arrivo Rino Marchesi che, come accade spesso, mi disse che non sarei partito tra i titolari. Chi poteva pensare che l’Avellino avrebbe poi giocato dieci campionati di fila in serie A! Non me la sentii di partire da riserva e persi certamente la mia grande occasione. Potessi tornare indietro non farei mai quella scelta”.

Si chiude la porta della serie A ma per il centrocampista frascatano si apre comunque una pagina importante. Ceccarelli passa alla Sambenedettese, ambiziosa e dinamica società marchigiana che punta tutto sui giovani (oggi in D). “In riva all’Adriatico - dice - ho trascorso tre anni straordinari. Un’esperienza bellissima, indimenticabile: nella prima stagione fui anche eletto miglior giocatore dei rossoblu. A San Benedetto ho ancora tantissimi amici. Una bellissima piazza: calda ed appassionata. Devo dire che non ho alcun rimpianto perché lì sono stato davvero bene”. Con mister Maroso nella Samb c’è gente come Stefano Tacconi (poi portiere della Juventus e della nazionale azzurra) e Gigi Cagni. Un brl gruppo davvero.
Dopo il primo anno di Samb per Giancarlo Ceccarelli sembra comunque arrivato il momento del rientro alla casa madre. Mister Vinicio lo porta nella tourneè primaverile della Lazio negli Stati Uniti, dopo il passaggio di Chinaglia ai Cosmos. “Ero convinto che sarei tornato in biancoceleste, ma non se ne fece nulla”.

Per il mediano tuscolano, poi, anche le maglie di Forlì in, Cosenza e Olbia in C1 e quella del Celano in serie D con tanto di campionato vinto. Nel 1991, quindi, il rientro nella sua Frascati. “Era la Lupa di Rutilio Filipponi - ricorda -, accettati volentieri di far parte di quel progetto che poi è stata la base del rilancio di una società che usciva dal lungo periodo di incertezza seguito ai gloriosi anni della serie C2. Giocavo in prima squadra ed allenavo i piccoli”. Da quel momento Giancarlo ha capito che il ruolo in campo sarebbe cambiato. “Ho sempre allenato le giovanili perché credo che il lavoro più bello sia proprio quello con i ragazzi. Sono loro il futuro del calcio e soprattutto in questo momento è questo il settore che bisogna curare di più”. Dopo la Lupa, ecco la nuova avventura nel Real Monteporzio, società nella quale da quattro anni Giancarlo Ceccarelli è responsabile della scuola calcio. “Una bella realtà, nella quale cerchiamo di insegnare ai ragazzi i veri valori dello sport, senza raccontare favole”. E l’avventura con la Lupa è definitivamente conclusa? “Nel calcio come nella vita, mai dire mai”. Già, mai dire mai.

Articolo pubblicato anche sul n. 11 de "Il Mamilio" del 9 marzo 2013

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