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Artisti per professione. Ecco come guardare il mondo del lavoro negli anni della crisi

15-11-2013

MONTECOMPATRI – Il professor Fabio Massimo Zanzotto e il suo allievo Leonardo Tonna tracciano una strada per scoprire quelle attività che sono invisibili ai più ma che nascondo potenziali professionali importanti. "Artisti per videogioco" è la scoperta di quello che non si vede

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Siamo tutti artisti. L’importante è saper riconoscere il proprio ambito lavorativo. Attorno a questo assioma di base si sviluppa la teoria che, attingendo a piene mani nel “corollario della tristezza”, ha portato Fabio Massimo Zanzotto (professore associato presso l’Università di Tor Vergata, titolare della cattedra di Informatica alla Facoltà di Lettere e filosofia) e Leonardo Tonna (suo allievo) a trasformare in libro le proprie intuizioni.

L’imperativo è quello di guardare il mondo (soprattutto lavorativo) con occhi diversi. Occhi più curiosi, meno distratti dalla standardizzazione culturale delle professioni e in grado di cogliere quello che appare quasi invisibile. “Artisti per videogioco” è esattamente questo: un percorso di grande fascino attraverso un universo apparentemente per soli tecnologi.

Ma come nasce l’idea del libro? “Dalla tristezza”, risponde il professor Zanzotto, cresciuto e tuttora residente a Montecompatri. In che senso? “L’Italia è letteralmente seduta su una miniera di ricchezza rappresentata dalle persone tristi. Appare un paradosso ma è esattamente così: se tutti fossimo soddisfatti e contenti del nostro impiego non avremmo capacità e volontà di guardare oltre”.

Vietato dunque sognare tutti gli stessi sogni. La teoria è sviluppata e tenacemente dimostrata con l’applicazione al mondo dei videogiochi e la strada che conduce al nucleo del testo è lastricata di ottime intenzioni e soprattutto del fascino di una storia di tecnologia parallela. Quella dell’apparentemente asettico mondo dell’informatica applicato al gioco.

“La cosa peggiore – prosegue l’autore – è che tutti immaginano il proprio futuro e il proprio mondo professionale nella stessa maniera: ci troviamo, insomma, tutti ad inseguire le stesse professioni standard. Bisogna far filtrare un nuovo messaggio: il mondo non è, o quantomeno  non solo, come ce lo raccontano a scuola o all’Università, come ce lo descrivono i mass media e più in generale la nostra cultura. Dietro tutto questo c’è un universo parallelo nel quale ognuno, una volta individuate, può esprimere le proprie capacità. Si tratta di professioni non canoniche che sembrano invisibili e che dunque sono professioni non tanto indesiderabili quanto letteralmente indesiderate. In realtà nessuno conosce fino in fondo le proprie qualità e capacità e dunque nessuno conosce quelle che sono le proprie potenziali professioni non standard. Il nostro obiettivo, nel libro, è quello di provare ad indicarne alcune nel mondo dei videogiochi. Ma questo stesso approccio può essere applicato ad infiniti altri ambiti lavorativi”. Il libro, insomma, mostra semplicemente alcune possibilità professionali che esistono in ambito informatico e che sono accessibili anche a persone che hanno una formazione ed ambizioni decisamente differenti.

“Quando si inizia ad inseguire una professione standard – prosegue Zanzotto -, nel modo canonico, si cresce e ci si forma in quel modo si fanno dei passi ben precisi che rischiano di portare lontano da queste altre professioni ed attività meno visibili. Spesso, infatti, ci si trova costretti a ripiegare su professioni distanti dalle proprie passioni tralasciando eventuali professioni similari ma sconosciute”. E nel concreto, per restare al tema principe del libro, quali sono queste professionalità artistiche “invisibili”? “Tutte quelle che hanno a che fare col disegno (i personaggi e le scenografie del gioco), la narrativa e la letteratura (la sceneggiatura del gioco, la caratterizzazione dei personaggi), la musica (il tema dominante, chi non conosce il motivetto di Tetris?) e similari”.

Insomma: restando in ambito letterario, chi vuole fare il giornalista può anche reinventarsi sceneggiatore di videogiochi? “Decisamente si, il senso è proprio questo”.

Unico requisito richiesto è la capacità e la voglia (spesso figlia del fallimento dei sogni e quindi della tristezza) di cambiare. E di guardare altro ed oltre.

 

Leonardo Tonna - Fabio Massimo Zanzotto

Artisti per videogioco

Le Lettere editore

2013, 140 pagine

€ 16

Disponibile online o presso le librerie universitarie



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