I Simpson, 30 anni di vita: la scalata di un fumetto planetario tra genialità e capacità profetiche

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ACCADDE OGGI - Il primo episodio del 19 aprile 1987

Hanno immaginato l'ascesa di Donald Trump quando sembrava impensabile alla massa e disegnato la società americana partendo dal suo ambito meno pubblicizzato eppure così quotidiano, poco conformista e così vicino a quella classe media ormai in declino, ovunque si trovi, nell'area occidentale del mondo (e non per colpa della crisi).

Quando il fumettista Matt Groening, in collaborazione con James L. Brooks e Sam Simon, diede vita ai “Simpson” probabilmente neanche immaginava cosa sarebbe diventata la sua invenzione nell'arco di pochissimo tempo. Dal 19 aprile del 1987, quando il primo episodio apparve alla Fox, sono passati trent’anni, cogliendo in pieno almeno due generazioni a livello planetario. Nel 1999 la rivista Time lo aveva già celebrato come la “migliore serie televisiva del secolo”. Di seguito la vittoria di 32 Emmy e una stella nella Hollywood Walk of Fame

Il cartone animato, totalmente irriverente, politicamente scorretto, iniziò finalmente a mostrare uno spaccato della vita reale statunitense senza ipocrisie, mettendo alla berlina le religioni, i corrotti, lo sfruttamento sul posto di lavoro, persino il finto ambientalismo o gli 'ismi' che possono scadere nel fanatismo. Una creatura libera, nel vero senso della parola, dove tutto è possibile ma dove la famiglia resta un tema paradossalmente centrale ed indissolubile. E questo è stato forse il segreto del successo.

Quella dei Simpson è comunque un’America autoironica, dove il modo di vivere si fustiga e viene fustigato, dove i politici rubano, i media sono servili, la polizia è poco attenta, i reverendi non sono esemplari. E dove, tra l'altro, non invecchia mai nessuno perché a Springfield, città fantasiosa dove la serie si anima, ogni cosa rimane in fondo così com'è, abitudinaria, con qualche intermezzo episodico. Così come è l'esistenza per la stragrande dei comuni mortali.

Homer è l'antidivo per eccellenza nell'epoca dell'apparire, una icona pop a sua insaputa. Sempre amante del cibo trash, ipnotizzato dalla tv e dall'uso del telecomando, è il marito di Marge, madre e moglie un po' insofferente e comunque unica nel suo look tardopunk. Bart, l'eterno 10enne guastafeste e amante dello skateboard e il suo controaltare Lisa, intellettuale e femminista, sono in fondo i rovesci della stessa medaglia e la realizzazione degli opposti della società consumista. Infine c'è Maggie, che ruzzola a terra e non proferisce parole o emette suoni. Intorno una miriade di personaggi che fanno da contorno e sono complementari alle storie narrate. In ognuno il tic perseverante della comunità che alberga in ogni piccolo centro e dove ognuno è protagonista, con i propri difetti o le proprie mediocrità, di un  teatro di provincia che ogni giorno va in scena.

Il tutto accade in un microcosmo di case a schiera, supermercati, studi tv, una centrale nucleare. Il 'vivi e consuma' spiegato con il sorriso e l'ironia. Una grande intuizione che è diventata anche una fabbrica di miliardi di euro cresciuta a suon di magliette, videogame, pupazzi, penne, quaderni e via discorrendo. La deriva commerciale di un'idea che ha alimentato i valori che trasmetteva.

Ma i Simpason hanno avuto anche una incredibile capacità profetica, ove, come entrando nell'"Antro della Sibilla", si sono anticipati eventi poi realmente accaduti come l'avvento del correttore automatico, l’iPod, persino la formula del bosone di Higgs, oppure, come già accennato all'inizio, l’ascesa a presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sostituito in seguito niente meno che da Lisa Simpson. Chissà che non accada qualcosa di simile in futuro... In fondo basta attendere gli eventi.

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