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Belice 1968, il terremoto e la grave sofferenza di un'eterna ricostruzione

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ACCADDE OGGI - Il 14 gennaio 1968 un forte sisma colpisce la Sicilia occidentale. Tra lungaggini burocratiche e vergogne. Quando Pertini lanciò la sua accusa, 12 anni dopo la tragedia

Fu la prima grande catastrofe naturale del dopoguerra. Il 14 gennaio 1968 il terremoto, con più scosse nel breve spazio di poche ore, colpisce la valle del Belice, in Sicilia, con gravissimi danni in paesi come Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Santa Margherita di Belice e Santa Ninfa. I morti accertati furono circa 370, circa 1000 feriti e ben 70mila gli sfollati.

Il terremoto venne sottovalutato talmente nella sua entità al punto che molti quotidiani, la mattina seguente, arrivarono nelle edicole non evidenziandone la gravità. La realtà emerse drammaticamente quando giunsero i primi soccorsi in prossimità del cratere: strade risucchiate dalla terra, case distrutte, morti. Il pilota di uno degli aerei impegnati in una ricognizione dichiarò di avere visto "uno spettacolo da bomba atomica''. Diventarono terribili, inoltre, le condizioni in cui le forze dell'ordine dovettero lavorare. Egisto Corradi, inviato del Corriere della Sera, scrisse: ''La pioggia ha ridotto la piana ad un acquitrino nel quale si affonda fino alle caviglie. Macchine ed autocarri si sono impantanati sia tra le tende che lungo la strada, continuamente bloccata da ingorghi''.

Gli abitanti della zona, già provati da anni di emigrazione e povertà, vissero per mesi nelle tendopoli e poi nelle baraccopoli. Nel 1973 i baraccati erano 48.182, nel 1976 ben 47 mila. Le ultime 250 baracche sono state smontate nel 2006, quasi 40 anni dopo il disastro.

Tardivi stanziamenti economici, burocrazia e une pessima prova di attenzione da parte dello Stato rallentarono la ricostruzione. Gli anni che seguirono il sisma furono costellati da appalti, proclami, stanziamenti. Danilo Dolci (leggi) intraprese a favore della popolazione la sua battaglia personale e politica contro il malaffare. Iniziò a scrivere frasi scritte sui muri dei ruderi. Una di queste rimase alla storia: "La burocrazia uccide più del terremoto". Un problema che si è palesato anche negli anni a venire, con altre situazioni di distruzione.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in un suo discorso del 1980, narrò il grido di dolore dei terremotati dell'Irpinia, colpiti poco prima da un'altra devastante scossa che aveva causato quasi tremila morti, e ricordò così quanto era accaduto anni prima, in Sicilia, con la mancata ricostruzione di quei luoghi. Una denuncia forte, che non rimase inascoltata. Nacque così la famosa frase "Chi ha rubato i soldi del Belice?", diventata persino ''cult'' dopo uno storico monologo di Massimo Troisi.

Complessivamente, per una ricostruzione mai del tutto completata, sei miliardi di euro sono stati investiti per la rinascita del Belice. Ancora oggi in questa zona d'Italia si affrontano gli aspetti relativi al completamento della infrastrutturazione dei vari comuni per la definitiva chiusura di una annosa e vergognosa vicenda che ha percorso almeno tre generazioni.

 

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