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La matita che manca: ricordo di Bonvi

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ACCADDE OGGI - Il 10 dicembre 1995 la morte di Franco Bonvicini

Modena, Bologna, Guccini, il '77, le Sturmtruppen. Sono queste sono alcune delle coordinate per rappresentare l'esistenza di un genio.

Travolto da un'auto in corsa mentre attraversava la strada: cosi' se ne andò Franco Bonvicini, meglio conosciuto come "Bonvi". Accadde in una sera tra il 9 e il 10 dicembre 1995, nel quartiere Corticella, periferia nord di Bologna. Aveva 54 anni e si stava recando come ospite al "Roxy bar", storica trasmissione di Red Ronnie, all'epoca in onda il sabato su Videomusic. Una morte imprevedibile, come imprevedibile era il suo genio artistico.

Aveva trascorso la sua giovinezza a Modena, dove si dilettava a disegnare su fogli e tovaglie da osteria. Un ragazzo gioviale ed eccentrico, che nel 1956 incontra uno sconosciuto Francesco Guccini. Proprio tramite il futuro autore di ''Dio è morto'' Bonvi viene presentato a Guido De Maria, disegnatore e regista di spot pubblicitari. Iniziò così a collaborare per la sua casa di cinema d'animazione, la Vimder Film. Nel 1966 partecipa alla realizzazione di uno dei più apprezzati cartoni animati apparsi su Carosello, "Salomone pirata pacioccone" per gli sciroppi Fabbri. Nel 1968, anno di contestazioni e profondi cambiamenti sociali, Bonvi partecipa ad un concorso per disegnatori organizzato dal quotidiano “Paese Sera”. In quell'occasione presenta una striscia di fumetti ispirata ai soldati tedeschi: sono le “Sturmtruppen”.

L'idea è unica: le “Sturmtruppen” sono l’equivalente, sotto la forma di una parodia militare, della società che va imborghesendosi sempre di più e che per questo sta perdendo i suoi punti di riferimento in merito alla velocità con la quale sta facendo le sue conquiste sociali e tecnologiche. Per compiere la sua impresa, però, questa stessa società si è irreggimentata, ma non riconosce la sua guida, il suo generale, è senza cognizione del tempo, vive nel presente, non pensa al domani e parla una lingua tutta sua e al limite dell’incomprensibilità. L’idea dell’esercito per eccellenza, quello tedesco, è solo da contorno. Il resto è frutto di una interessante analisi sociale. Gli stessi personaggi delle “Sturmtruppen” vivono nell’anonimato e le uniche figure che emergono sono sconcertanti. Come nel “Deserto dei tartari” di Dino Buzzati, come nella “Fortezza Bastiani”, i soldati delle “Sturmtruppen” si muovono ed agiscono senza confrontarsi mai con un nemico. Vivono alla giornata, privi di una visione futura dell’esistenza. Ma è questa assurdità che rende il loro microcosmo così divertente e scanzonato.

Nel 1976 a qualcuno in Rai venne un’idea (nel servizio pubblico ancora capitava): affidare a Giampaolo Governi il settore dei servizi speciali. Nacque così la trasmissione “Supergulp”, i fumetti in Tv, una ardimentosa incursione nel palinsesto che riscosse un successo epocale. Protagonista di questa svolta fu un personaggio, il detective “Nick Carter”, attorno al quale ruotò tutta l’operazione. Protagonisti della serie, tra il 1977 ed il 1979, sono Alan Ford, Corto Maltese, i Fantastici Quattro, l'Uomo Ragno, Jak Mandolino, Jonny Logan, Cocco Bill, Mandrake il mago, Cino e Franco, Lupo Alberto, Thor, l'Uomo mascherato, Rip Kirby, Asterix, Tex Willer, Marzolino Tarantola, Beetle Bailey, Barney Google, Krazy Cat, Charlie Brown ed ovviamente le Sturmtruppen. Qualità, impegno, fantasia, ironia,

Bonvi è stato l’autore, assieme a Francesco Guccini, di “Storie dello spazio profondo”, inquietante nelle atmosfere quanto “Le cronache del dopo-bomba”, altro capolavoro dell’isolamento umano. L’umanità di cui si parla in questo specifico è mutante e subisce il degrado dei tempi all’indomani di una terribile esplosione nucleare che ha spazzato via il passato, le case, le cose, gli uomini. “Le cronache del dopo-bomba” hanno una fonte scatenante: gli anni del terrorismo e dell’eruzione sociale. Bonvi li vive costruendosi la sua parte in modo caustico. Durante gli scontri di Bologna del marzo 1977, ad esempio, si inserì nella diretta telefonica di “Radio Alice”, l'emittente del ''Movimento'', dopo la morte dello studente Francesco Lo Russo, per raccontare i ripetuti scontri tra manifestanti e polizia.

Finisce la stagione delle bombe, quella delle pistole, avanza Craxi ed inizia il ''riflusso''. Tutti si rifugiano nel ''privato''. Bonvi, nel 1985 accettò di essere candidato nelle liste del Partito Comunista Italiano. Eletto in consiglio comunale, dopo quattordici ore di una seduta interminabile si dimise, non prima di aver detto che un’assemblea “di imbecilli'' come quella ''non l’aveva visto mai”. “Mi sentivo un marziano”, scriverà nella sua lettera di dimissioni.

Non era un uomo comune, non poteva esserlo. Cosa poteva offrire lui, così anarcoide, a un contesto di politica istituzionale? Così come fu difficile capirne le mosse quando decise, di punto in bianco, di andarsene a Castel del Rio, dove realizzò i suoi ultimi lavori. Incontrando Sergio Staino, al Premio Tenco, gli disse: ''Massimo due anni muoio, perché i Bonvicini non superano i 56 anni''. Un anno dopo, quello che sembrava solo una battuta, si avverò.

Franco Bonvicini ci ha lasciato una grande eredità. La storia d’Italia oggi passa per le Sturmtruppen quali specchio di come eravamo e di come siamo. Il resto dei suoi personaggi sono i paletti entro i quali è possibile trovare un qualsiasi ritratto di famiglia. Questa è la grande soddisfazione di Bonvi: aver descritto un mondo in cui tutti eravamo e siamo partecipi.

Per questo ci manca, in un'epoca dopo tutto superficiale come questa.

 

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