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Mirella Antonione Casale, la donna che fece uscire dal ''ghetto'' i bambini esclusi

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La donna che ha cambiato la scuola italiana. Ora un film a lei ispirato le rende il giusto tributo

Una rivoluzione per genitori, scuola e insegnanti. A portarla in Italia, tra le fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, fu Mirella Antonione Casale. Una storia iniziata il 26 ottobre 1957, quando sua figlia Flavia si ammalò d’influenza 'asiatica' e sviluppò una grave encefalite virale. La bambina si riprese, ma i danni al cervello furono inevitabili. Mirella, giunta in età scolastica provò a iscrivere la bambina negli istituti della città, ma iniziarono i rifiuti. Solo le scuole private o le scuole speciali, dove i bambini venivano abbandonati a loro stessi, e non miglioravano, avevano degli spazi. Nella sostanza, però, l'Italia era un paese arretrato, che non capiva le possibilità dei cosiddetti ''emarginati mentali o fisici''. Mirella iniziò così una lunga battaglia, decennale, per inserire i ragazzi con delle disabilità nelle classi ordinarie.

Volantini, manifestazioni, proteste: la donna si batte contro le scuole differenziali, riesce a far chiudere un istituto psichiatrico dove i bambini con handicap vengono segregati, apre un centro diurno che inizia la sperimentazione per far studiare i ragazzi disabili. L'inclusione diventa un metodo e sfrutta il vento positivo del '68, su cui soffia la “Lettera ad una professoressa” di Don Lorenzo Milani o influsicono le idee dallo psichiatra Franco Basaglia. E' di quell'anno, infatti, ''L'istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico'', dove lo stesso Basaglia racconta al grande pubblico l'esperienza dell'ospedale psichiatrico di Gorizia, ove si teorizza la chiusura dei manicomi, mostruosi ghetti secolari.

E' un momento storico. Tra il 1968 e la metà degli anni settanta migliaia di studenti con disabilità, su spinta di familiari, operatori sociali e insegnanti, vennero iscritti alle scuole comuni senza alcuna previsione normativa. Lo chiameranno "inserimento selvaggio". Così, proprio da Torino, città di immigrazione in cui il numero di alunni differenziali dovrebbe essere altissimo, in tanti finiscono nelle scuole ordinarie. Mirella si batte per una inclusione riconosciuta, che giunge alla sua maturazione con la Legge n.118 del 1971, che stabilisce che alcune categorie di alunni disabili debbono adempiere l'obbligo scolastico nelle scuole comuni, ad eccezione di quelli più gravi. Viene anche istituita una commissione parlamentare sui problemi scolastici degli alunni handicappati guidata dal ministro della Pubblica Istruzione, l'onorevole Franca Falcucci.

Successivamente, dopo anni di sperimentazioni e aggiustamenti, nel 1977 la Legge n. 517 stabilisce infine il principio dell'integrazione per tutti gli alunni disabili della scuola elementare e media dai 6 ai 14 anni, imponendo però l'obbligo di una programmazione educativa da parte di tutti gli insegnanti della classe, che vengono affiancati da un insegnante specializzato per il "sostegno didattico" ed una programmazione amministrativa e finanziaria concordata fra Stato. Un fatto di grande civiltà. Oggi, a distanza di anni, questo sistema è messo a rischio, purtroppo, dal taglio di troppi finanziamenti e in tante scuole è stato lanciato l'allarme proprio per l'assenza di insegnanti di sostegno. Rimane, però, la conquista ottenuta ed incontrovertibile da cui si parte e su cui si riflette.

Alla vita di Mirella Casale è liberamente ispirato il film ''La classe degli asini'', con la regia di Andrea Porporati. Andrà in onda questa sera, su Raiuno.

 

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