L'assassinio di Ciro Principessa, il ragazzo che nella periferia cercava un riscatto

Valutazione attuale:  / 0

ACCADDE OGGI - 20 aprile del 1979: muore il militante colpito da una coltellata davanti alla sezione del Pci 

Primavera del 1979. Mentre la ''discodance'' infervora i ragazzi di mezza Italia, l'altra mezza si sta ancora ammazzando nelle strade. Per politica. Per un'idea. A volte queste due Italie sono fatte di giovani che paradossalmente si mischiano e si confondono. La ''febbre del sabato sera'', nata dallo storico film con John Travolta, ha innescato una tendenza che i puristi della militanza odiano. Per qualcuno la moda è una massificazione pericolosa che porta al disimpegno. Un po' è così, ma è pur vero che dopo l'aggressione del terrorismo e la morte di Aldo Moro la mentalità comune sta cambiando. E' il prologo del cosiddetto ''riflusso'', che più tardi aprirà le porte all'allontanamento della politica militante. Così, in quei giorni della fine degli anni settanta, poteva capitare che fascisti e comunisti, non riconoscendosi, finissero col ballare assieme.

Ciro Principessa, iscritto alla Federazione Italiana Giovani Comunisti, era soprannominato dagli amici ''Nespola'', per la sua abitudine di prendersi i frutti degli alberi di Villa Certosa, periferia romana dove vivere era difficile. Ciro era un ragazzo di borgata. Nato a Napoli, viveva nelle case lontane dai clamori del centro storico, nella strada, dove si può ancora giocare e stare insieme, crescere tra nuove esigenza, sogni, povertà. A Villa Certosa il rapporto fra le persone è viscerale. Tutti si vedono e si incontrano. Principessa è un ragazzo che voleva riscattarsi dal disagio, uscire dal tunnel dell'esclusione, in un luogo dove si 'rubacchia'', a volte, per andare avanti e tirare su quei due soldi che ti servono per sopravvivere. Anche Ciro, a 17 anni, subisce una prima condanna per furto. Poi il servizio militare. Alla prima licenza, decide di non ripresentarsi. Diserta, dunque, e affronta un processo militare. Dopo essersi liberato dai problemi giudiziari, trova lavoro e guadagna qualcosa. La politica in quegli anni, rappresentava un modo concreto per impegnarsi e donarsi per le grandi cause civili. Con passione ed applicazione, Principessa inizia a prendere parte a manifestazioni ed iniziative, a rendersi utile per idee che crede utili per aiutare la sua comunità e il suo quartiere.

Il 19 aprile 1979 Claudio Minetti, un militante di estrema destra, entra nella sede del Partito Comunista di Via di Torpignattara, dove all'interno da tempo era stata allestita una piccola biblioteca, per chiedere un libro in prestito. Alla richiesta di esibire un documento di identità, il giovane si oppone e prende un libro da un tavolo, scappando poi per la strada. Inseguito, il neofascista si volta di scatto, ferendo con un colpo di coltello Ciro. Il giovane muore 24 ore dopo, tra il dolore dei suoi familiari, dei suoi amici e dei suoi compagni.

Ai funerali di Principessa vi fu una grande partecipazione. Poi, lentamente, il parziale oblio. Nella strage degli anni di piombo, dove si moriva tutti i giorni a destra e sinistra per il proprio ideale o l'odio dei valori dell'altro, qualche fatto di sangue è rimasto indelebile, altri si sono rarefatti nel terribile elenco dei caduti. Il quartiere di Ciro Principessa, però, non ha mai dimenticato la figura di questo ragazzo che aveva voglia di fare della vita un'opportunità. Una storia da raccontare, affinchè la democrazia sia sinonimo di confronto e mai più di violenza.

Aggiungi commento

ilmamilio.it non si assume alcuna responsabilità sulla veridicità dei dati rilasciati dagli autori dei commenti nonchè delle informazioni riportate negli stessi.

Inoltre non sono ammessi insulti e volgarità per questo i commenti sono vagliati dalla Redazione


Codice di sicurezza
Aggiorna