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Milano, dicembre 1978: una strage inutile (e dimenticata)

22-09-2014

ITALIA – Via Adige: tre uomini uccisi per fini ''ideologici''. Uno dei colpevoli, Maurizio Baldasseroni, è stato dichiarato ''morto per legge''. La lotta dei familiari. Il racconto di un crimine assurdo e terribile

Il 1 dicembre 1978, a Milano, è un giorno freddo e pungente. Maurizio Baldasseroni, un simpatizzante di ''Prima Linea'', assieme ad un amico di dieci anni più grande - Oscar Tagliaferri, militante del ''Collettivo metropolitano'' - si ritrovano in un bar di via Adige per trascorrere la serata. Nel locale, tra un bicchiere e l'altro, ascoltano le opinioni politiche di tre clienti, Domenico Bornazzini, Carlo Lombardi e Piero Antonio Magri. Dopo pochi minuti nasce un'animata discussione, che termina con l'allontanamento dei due simpatizzanti di sinistra dal bar. Quest'ultimi non gradiscono l'''offesa'', vanno nella casa di Baldasseroni a San Donato Milanese e tornano sul posto alle 3.40 con un fucile a canne mozze armato di pallottole da cinghiale e un revolver Astra 357 magnum.

E' notte fonda. Il bar è chiuso. Tra i palazzi non lontani da Porta Romana è sceso il silenzio. Baldasseroni e Tagliaferri fanno il giro dell'isolato e trovano i tre clienti con i quali avevano discusso alcune ore prima in macchina, davanti all'abitazione di Piero Antonio Magri in via Adige. Sopraggiungono vicino all'auto, si avvicinano al veicolo, invitano i tre a scendere e non appena i primi due mettono i piedi sulla strada una scarica di colpi li uccide all'istante. Il terzo viene assassinato all'interno della sua macchina. E' una strage, ma immediatamente passa come una sorta di regolamento di conti all'interno di chissà quale attività criminale. Le domande si incastrano tra loro, senza via d'uscita. Nella vita delle vittime, però, c'è in fondo poco da scoprire. Carlo Lombardi, nato a Rivolta D'Adda in provincia di Cremona, abitava a Milano. Sposato, padre del piccolo Davide, non era attivista in nessun gruppo politico. Piero Antonio Magri, nato a Milano il 10 Luglio 1949, lavorava fin da giovane, prima come tappezziere e poi, dopo avere accumulato esperienza, come proprietario di un piccolo negozio laboratorio nella cittadina di Rho, in provincia di Milano. Aveva due figli, Ivan e Igor, di 5 e 2 anni. Adorava passare le ferie in montagna, in una piccola baita di proprietà della moglie, in Val Camonica. Bornazzini era nato a Bologna e si era trasferito a Milano con la famiglia da bambino. Aveva due figli, Debora e Pietro, a da poco tempo si era trasferito a Torino per lavorare nell'azienda del padre della sua compagna, Domenico, al momento della sua uccisione, era a Milano per aiutare le sue sorelle a chiudere l'attività commerciale della madre, morta per un male incurabile solo due mesi prima. Pier Antonio, Carlo, Domenico: persone normali, uomini e padri di famiglia che cercavano di tirare avanti faticosamente nella vita.

Gli assassini dei Via Adige, nell'immediato, tentano di far rivendicare la strage a ''Prima Linea'' con un volantino, ma vengono espulsi dall'organizzazione terroristica di sinistra per l'enormità e l'inutilità del delitto e per averlo commesso con futili motivi e senza un consenso preordinato. Però, per solidarietà ideologica, vengono aiutati a scappare in Sudamerica. Identificati come gli autori della strage di Via Adige solo nel 1981, grazie alla collaborazione di due ex esponenti di Prima Linea, sono stati condannati nel 1984 dalla Terza Corte d'Assise di Milano. Nel 1988, la Terza Corte d'Assise d'Appello di Milano, ha confermato la condanna riconoscendo la "natura terroristica e l'ispirazione politico-eversiva di quel triplice omicidio anche se non strettamente riconducibile all'organizzazione terroristica di appartenenza del Tagliaferri e del Baldasseroni". "Il clima in cui il fatto in questione ebbe origine – è stato accertato - è del resto ammesso dallo stesso Tagliaferri il quale, secondo quanto riferito dagli ex compagni, tentò di giustificare la propria condotta con la frase ''non si può mettere in discussione l'autorità dei comunisti: fra gli avventori di quel bar c'era gente di destra". Un omicidio, quindi, compiuto per finalità ideologiche, ma senza concrete motivazioni che lo scatenassero.

Nel 1983 Baldasseroni e Tagliaferri sono accusati di essere gli organizzatori di una banda che dal Perù importa cocaina. Nel dicembre 1988, le autorità dicono di averli arrestati in compagnia di Giovanni Ventura, ex membro di Ordine Nuovo, ma una settimana dopo il governo smentisce tutto. I due protagonisti dell'agguato del 1 dicembre 1978 tornano così ad essere dei fantasmi, fino all'aprile del 2013, quando Baldasseroni è stato dichiarato ''morto per legge'', anche se la sua fine terrena non è stato mai stata certificata. Per questo le famiglie Bornazzini, Lombardi e Magri hanno fatto opposizione alla richiesta avanzata dal Tribunale, affinché i due terroristi latitanti non alberghino nella bolla della "morte presunta". Le loro ricerche sono state sospese o risultano difficoltose. Da qualche anno, infatti, in Italia mancano uomini e soldi per agguantare i protagonisti degli ''Anni di piombo'' scampati alla carcerazione. Un fatto è certo: i killer di Via Adige non ci sono più, non si trovano. E nella presunzione di morte, continueranno ad essere imprendibili. Come la Giustizia.

(nella foto, due delle vittime: Bornazzini e Magri - tratte dalla rete)



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