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  ATTUALITA' - IL CORSIVO
  a cura di Marco Caroni
  20/02/2008
 

 

 

IL DIKTAT DALL’ALTO

 

 

   
 

QUESTA Giunta non deve cadere. E non cadrà. Parole e musica di Luigi Zanda, rodatissimo senatore ex Dl che, con commento sibillino, proprio sabato scorso in occasione dell’inaugurazione del parcheggio di via Celli (ma perché non farlo interrato?), indicava quella che sarebbe stata la strada da seguire. L’amministrazione Posa resta in piedi, si rimescola, ne fanno le spese due dei personaggi meno appariscenti del lotto (Roberto Buccione, “trombato” per fare posto a Paoletti ai Lavori pubblici e Roberto Angelantoni, immolato per lasciar spazio all’ex presidente consiliare Annamaria Pacifici all’Ambiente), ma non cade. D’altra parte tanto era stato il clamore suscitato nei vertici del Pd per le dimissioni del “mattatore del 2004” (elezione con plebiscito fino al 74% delle preferenze) che la massiccia scesa in campo dei vari Astorre, Zanda e Zingaretti (praticamente l’intero arco costituzionale dell’attuale Partito democratico) ha alla fine ottenuto quello che voleva. “Posa non si tocca”: o meglio. “Al voto non si torna”. Ed ecco allora l’accordo imposto dall’alto: Posa e Peduto costretti dai vertici a darsi la mano e a rimandare l’aspra contesa al prossimo anno. Quando alle urne bisognerà tornare per forza. A margine del rientro di Posa a palazzo Marconi (ma il sindaco mai se ne era realmente andato, maligna qualcuno), un tourbillon di incarichi e di subentri: detto di Buccione e Angelantoni (e di Paoletti e la Pacifici) ecco l’ultimo rebus rimasto in piedi. Quello della presidenza del Consiglio: poltroncina tutto sommato ambita alla quale – ma sul punto potrebbe esserci proprio il veto della Pacifici – potrebbe alla fine approdare Antonio Mercuri. Per due che vanno, due che arrivano: un giretto tra gli scranni del Consiglio se lo faranno anche la Maria Cristina Trinca e Enrico Troiani, primi dei non eletti. Altro giro di valzer che, alla fin fine, dovrebbe tornare utile proprio ad un Posa teoricamente rinforzatosi anche in Consiglio. La grande abbuffata di candidati e nomi verso palazzo Marconi, insomma, è solo rimandata. A scadenza naturale?