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PER quanto la data limite del 21 febbraio resti ancora lontana e lo scenario tutt’altro che definito e definitivo, è sempre più probabile che anche Frascati sarà costretta a tornare alle urne. Se poi l’eventuale tornata elettorale riesca a rientrare nel calderone dell’Election day del 13 e 14 aprile o si dovrà invece slittare a maggio o a giugno, questo è ancora tutto da vedere.
Posa ha ancora una dozzina di giorni per revocare le proprie dimissioni da sindaco di Frascati, ma la campagna elettorale è già in corso. Poteva mai Frascati sottrarsi al “massacro” di tre mesi nei quali si correrà anche per le Politiche, le Provinciali e le Comunali romane? Pare proprio di no. Ed anzi l’accorato appello di Zingaretti meriterebbe una differente lettura: si faccia di tutto, dunque, affinché un Posa di difficile collocazione politica al momento resto a palazzo Marconi. Ma, di diceva, il dado è bello che tratto ed è già un tam-tam di candidature. Proviamo a fare il punto della situazione, ad oggi: consapevoli che il grado di attendibilità resta tutto da provare. Ma, contestualmente, nella certezza che le cose andranno proprio così. O quasi. Per la poltrona più ambita di palazzo Marconi i candidati potrebbero non essere meno di 6. Troppi? Non proprio e proviamo a vedere perché, partendo dall’attuale opposizione. L’uomo di punta della “società civile” che fa riferimento a Progetto Frascati (il famoso “patto tra avvocati”) e che dunque vede inserita anche Alleanza nazionale, è Alessandro Adotti. L’ex assessore del Posa 1 sembra in grado di aspirare al ballottaggio, anche se l’impresa è tutt’altro che scontata. Tutt’altro che facile. Il resto dell’opposizione (FI e Udc) potrebbe convogliare su Giacomo Cristofanelli, già visto all’opera (da candidato) alle Comunali del 2004. Possibilità? Tutto potrebbe dipendere da eventuali liste di appoggio. Nel centro e nel centrosinistra regna il caos, ma fino a un certo punto. Perché da questa parte tutto sembra pronto: Stefano Di Tommaso nel segno della continuità posiana (l’attuale assessore alla Cultura è tra i più fedeli alla causa del grande capo) e Gianluigi Peduto uomo di punta del Pd-L’Ulivo. Ovvero dell’altro centrosinistra. Pur nella considerazione che non sempre il “killer” di un’amministrazione è colui che tenta la scalata a palazzo, quella di Peduto tra le tante appare una delle candidature più solide. Tra i due, Di Tommaso e Peduto, chi centrerà il ballottaggio? Potrebbe spuntarla proprio il primo, sempre che veramente la Sinistra (unita?) converga sull’assessore: eventualità possibile ma non certa, perché le tentazioni di schierare in campo magari uno tra Giuseppe Grossi o Massimo Marciano potrebbe essere davvero forte. La conta arriva così a cinque, ma ad ingossare le file potrebbero essere liste indipendenti o partiti minori. Uno scenario possibilista e circostanziato. Non l’unico possibile, s’intenda. Ma quello ad oggi più plausbile.
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