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  ATTUALITA' - IL CORSIVO
  a cura di Marco Caroni
  03/03/2008
 

 

 

STRADE, CEMENTO E STRAGI

 

 

   
 

LE lacrime del giorno dopo: vecchia, irresistibile tradizione prettamente italica. La strage di Fiumicino, nella quale hanno perso la vita tre bambine e due mamme, ripropone nella maniera più tragica l’abusatissimo tema della sicurezza stradale. E, chiaramente, la questione interessa da vicino anche il territorio tuscolano ed i Castelli romani in generale. Una viabilità asfittica, resa ampiamente insufficiente da un’espansione urbanistica diffusa, largamente irrispettosa dell’ambiente e da una pianificazione infrastrutturale sostanzialmente assente. E le centinaia di strade e stradine di campagna che fino a dieci – dodici anni fa non servivano che i pochi residenti distanti dai centri storici e dalle grandi vie di comunicazione intercomunali, oggi sono diventate parte integrante e spesso essenziale di un sistema viario che è letteralmente al collasso. Esempi? Una su tutte la frascatana via delle Perazzeta. Una stradina sconosciuta ai più, sostanzialmente ignorata per decenni che invece oggi è vitale alla circolazione cittadina: soprattutto nelle ore di punta. Flebile la risposta delle amministrazioni comunali, incapaci – a quanto pare – di rispondere efficacemente e per tempo alle nuove esigenze viarie. Anche e soprattutto in termini di sicurezza. E se la pedonalizzazione dei centri storici sembra ormai una strada lungo la quale in molti si stanno lanciando, l’inadeguatezza di un sistema globale di parcheggi rende ormai quasi irraggiungibili quelli che sono i “cuori” cittadini. In termini di sicurezza il piatto piange, decisamente. Le grandi consolari che salgono ai Castelli, nonostante una messa in sicurezza comunque vecchia di almeno 15 anni non garantiscono più efficienza nei collegamenti e sicurezza in termini ampi. Da una via Tuscolana a ridosso della quale sono sorti milioni di metri cubi di cemento, ad una via Appia che – da sempre – rappresenta dorsale insufficiente per un quadrante in costante crescita demografica e commerciale. La strage di Fiumicino, solo l’ultima in ordine di tempo, può e deve far riflettere. Non i “lacrimatori del giorno dopo” ma una classe di amministratori – e considerato l’argomento la Provincia viene direttamente interessata – che deve ai cittadini risposte serie. E non inutili interventi a pioggia e provvedimenti dettati da motivazioni lontane anni luce dal pubblico interesse e dal bene comune. Come troppi se ne vedono.