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TUTTI i nodi, si sa, vengono al pettine. E così, seppur la si vuol far comunque passare per una scelta ponderata da tempo e – sostanzialmente – presa per il bene della città (!), appare evidente anche che Posa fino all’ultimo (legittimamente) abbia tentato di salvare la “baracca” e di trovare una quadratura però, purtroppo per lui e la sua maggioranza, ininquadrabile. Non più, quantomeno. Ed ora, inevitabilmente, tutti i nodi vengono al pettine. Tutte le questioni rimaste in sospeso, esplodono nella loro forma più feroce e virulenta. E chi, metaforicamente, stava attendendo il sindaco e i suoi fedelissimi (che necessariamente non vengono più identificati con la maggioranza comunale), sulle sponde del fiume, ora potrà vedere i protagonisti degli ultimi 8 anni di amministrazione comunale passare lentamente trascinati dalle acque. La questione principe (ma non certo la sola) che ha scosso e scuote tuttora il mondo politico (ed imprenditoriale) frascatano resta l’urbanistica. Così come accaduto per tre volte di seguito a Marino e in centinaia di altre amministrazioni locali. Non ultima, pare, quella da poco caduta e commissariata di San Cesareo: a proposito bentornato ai Castelli al vice prefetto Ferdinando Santoriello, già all’opera proprio a Marino dopo l’addio di Ugo Onorati. Grotte Maria, si diceva, ed in generale gran parte del territorio settentrionale a valle di Frascati rischia di diventare così terra di conquista a tutto cemento. Un pericolo che lo stesso Posa aveva più volte orgogliosamente respinto (ma a quale prezzo?) presentando (a ragione) Frascati come uno dei due Comuni della provincia di Roma nei quali negli ultimi 15 anni non si è registrato un aumento demografico. L’altro, in una perversa logica di mercato immobiliare e di boom edilizio, sarebbe proprio Roma. Paradossi. Eppure, anche da questo punto di vista, molto sembra cambiato: non vorremmo dire sfuggito di mano. La ripresa delle cubature a Frascati, testimoniata dalla messe di realizzazioni in corso proprio nella fascia a ridosso della Capitale, in qualche modo contrasta con quanto testardamente perseguito dall’amministrazione in questi anni.
L’urbanistica, ma non solo. La questione del contratto dell’ex edificio delle Maestre Pie Filippini, la gestione delle periferie, il decoro urbano e tutta una serie di questioni che, seppur di secondo piano, hanno permesso all’opposizione di affondare, soprattutto nel corso di questi ultimi mesi, a piene mani.
Posa al fin è caduto. E’ già scattata la corsa alla successione. Per come si sono messe le cose il rischio è quello, al segreto del seggio, di prendere tra le mani schede elettorali zeppe di nomi e di candidati. Certo è che adesso si volterà pagina. O no?
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